Daisypath - Anniversary

Lilypie - Countdown to Adoption

mercoledì 3 luglio 2013

Appunti e osservazioni durante il corso

Questi i miei appunti durante il corso informativo sull'adozione, febbraio 2011:

1) Torino è insopprimibilmente BRUTTA. Non me ne ricordo mai perchè l'anno in cui ci lavoravo vedevo solo il centro, che è elegante, e perchè lavorare al liceo mi ha lasciato ricordi entusiasmanti. Stavolta eravamo al confine tra Moncalieri e Nichelino e, Gesù, non solo è BRUTTA, ma CONTINUANO a costruire roba BRUTTA.

2) Non, ripeto NON, andate mai a sentir parlare per tre ore un pediatra a proposito di adozioni internazionali se vi fanno senso le malattie, le malattie infettive, le malformazioni, le parassitosi e in generale l'idea di tenere la mano a un bambino mentre gli fanno degli esami medici.

3) Non IMMAGINATE neanche di potervi avvicinare all'IDEA dell'adozione internazionale se quel che vi preoccupa di più è avere un figlio con un ritardo mentale.

3) A questo mondo c'è tanta, tanta, tanta bella gente. Che pensa ai bisogni degli altri e si sbatte per trovare soluzioni, Il pediatra neonatologo che ci parlava. oltre a essere un padre adottivo, è stato per anni giudice del tribunale dei minori e insieme ad altri ha organizzato un protocollo sanitario per dare a tutti i bambini che arrivano dall'estero "accoglienza sanitaria", cioè non solo controlli, diagnosi e cure, ma un modo di esaminarli e curarli che non terrorizzi nè loro appena arrivati, nè le loro famiglie adottive.

4) Il Piemonte è all'avanguardia come legislazione sull'adozione e sull'accoglienza sanitaria. Bene.

5) Il corso è per una ventina di coppie. I gruppi di lavoro sono di sei o sette coppie, e in gruppo con noi ci sono quattro persone con le quali probabilmente dovremo dividere il percorso intero, compresi gli incontri di supporto e sostegno nelle varie fasi: due ragazzi di un paesino vicino a Asti, gli unici più giovani di noi, e una coppia più vecchia, che ha perso entrambi i figli in un incidente. A luglio scorso. A proposito di gente veramente forte.

6) Ho perfettamente ragione a non voler parlare granchè delle nostre scelte con parenti e amici.
Ieri sono entrata in quell'aula con alcuni pensieri ben determinati e ne sono uscita con altri.
Parlare dei bambini veri, che realmente arrivano alle famiglie adottive, modifica quel che uno pensa a freddo. La risposta interiore a freddo si sbriciola contro la realtà.
Questa storia dell'handicap, per esempio. Alla fine ci hanno chiesto se qualcuno di noi voleva prendere una scheda sanitaria di un bambino straniero realmente andato in adozione e provare a immaginare che domande avrebbe fatto al pediatra al posto dei genitori adottivi.
A me e all'Uomo è toccato un piccolo peruviano di sei anni, parzialmente sordo, con leggero ritardo nella crescita e soffio al cuore.
Il soffio al cuore ce l'ho anche io, da sempre, e me ne frego.
Il ritardo nella crescita si recupera.
Il fatto della sordità si rimedia, dice l'Uomo.
Sì, dico io, ma se sono sei anni che sta in un orfanotrofio di Lima, quanto ci fai che non è stato seguito e quindi parla anche poco e male.
Ci vengono in mente le soluzioni.
Logopedista.
Apparecchio acustico.
Una visione di me al tavolo di cucina che al pomeriggio aiuto pazientemente il bambino a migliorare nell'espressione linguistica, mezzo in spagnolo e mezzo in italiano.

Cioè, vediamo le possibili soluzioni insieme al problema, quando il problema è reale.

Poi ci piacciono un po' meno altri problemi di diversa soluzione. Per esempio io inorridisco all'idea del ritardo mentale. Mi spiace, non riesco a sopportarlo. L'Uomo, invece, si schifa del labbro leporino (e io: Scemo! Hai scartato la scheda con la foto del cinesino con la palatoschisi! guarda che quella si opera! Hai presente Joachim Phoenix?), delle malformazioni anche lievi e soprattutto, soprattuttissimo, arriva vicino a vomitare all'idea dei parassiti intestinali e cutanei e delle malattie infettive.

Io (che ho ben chiari gli aspetti di un'adozione che per ME sarebbero mostruosamente pesanti): "No, scusa, ma sai che comodo dire che il bambino ha la scabbia, così per le prime tre settimane non ti si fiondano in casa tutti i parenti?!?"
Ride, e conferma: "Perfetto. Diremo che ha la scabbia anche se non ce l'ha. Dovrebbe funzionare."

7) Entrando, alle due e mezza, avevo il petto schiacciato da un macigno e non vedevo l'ora di andar via. Dopo due ore di questi discorsi con l'Uomo, sorridevo. Io da sola no, ma con lui posso.

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