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domenica 29 dicembre 2013

Reagire - 2

Reagire - 2

Non so se sto reagendo, mi sembrava di sentirmi un filo più leggera, ma forse era un'onpressione: nel dubbio, oggi ho fatto ancora per un giorno quel che mi sentivo.

Però con l’occhio all’orologio, che domani si parte per tornare a casa, anche se solo per poche ore.

Il pensiero di andare via da qui mi fa stare meglio. E intanto ho la mano sulla tastiera del telefono, e ogni poche ore inizio un messaggio, che poi non spedisco, che cancello a metà. Sentirmi un pochino meglio mi fa l'effetto di ricominciare a pensare e, quando penso, penso a cosa farei di testa mia. Non che poi lo possa fare però, anche perchè l'Uomo non sarebbe d'accordo. L'Uomo è del partito "io sono molto stanco e non so che cosa voglio fare con la Princi, se ci penso vado in blocco" (e come non capirlo, del resto). Io sono del partito "okay è durata abbastanza la fase in cui obbedivo a un tribunale del cazzo".

Non è proprio semplice, no.

Non è facile anche perché ora è calata la sera e io sono sola e se c’era una cosa che calmava gli attacchi di ansia, rabbia e inquietudine tra l’una e le tre di notte era potermi appendere a un braccio dell’Uomo, alla sua schiena.

Così scatta l’abbrutimento televisivo. E mi esce Marco Mengoni, non che io di solito senta le interviste di Deejay chiama Italia, ma stasera c’era Cher, voglio dire, Cher, no? E io lì a bermela. Che avevo anche rivisto Silkwood e ovviamente pianto sangue, oggi. Poi esce il Mengoni nazionalpopolare e io a momenti piango di più che a vedere Meryl Streep quando le portano via le foto dei figli. A proposito. Ma come la Frenci m'insegna, anche piangere peraltro è una reazione.

 

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