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giovedì 19 settembre 2013

E intanto

Bisognerebbe anche stare un po' attenti a non lasciare che il blog serva solo per sfogarsi, altrimenti poi tra qualche tempo quando guarderò queste pagine non troverò traccia di tutti i momenti belli e dei grossi traguardi e dei piccoli successi e delle gioie inaspettate, solo della fatica, delle difficoltà e del dolore.

Quindi, tagliamola corta oggi con le lagne: diciamo solo che è una di quelle giornate in cui le dinamiche delle procedure pre-affidamento mi prendono a calci, e io sto come uno preso a calci. Questo per la fatica e le difficoltà con la Principessa, gli educatori, i responsabili, gli assistenti sociali e tutto il fantastico circo dell'affido familiare.

Per quanto riguarda il dolore, il dolore nella mia vita in questo momento ha gli occhi azzurri di A. (ex Evento Cosmico, detto anche Gabbiano, o più recentemente, nella rubrica del mio cellulare, Spilungone, perchè tutti i nomi che iniziano per A devono essere modificati per non passare davanti all'Uomo nell 'elenco). Ma dopo molte settimane di patimento, abbiamo la cura palliativa. Io NON DEVO ASSOLUTAMENTE ricevere telefonate da A. dopo le sette di sera.
Perchè se lui chiama nel pomeriggio, come ieri, che mi ha beccato tra un lavoro in casa e una riunione a scuola, e io dopo aver parlato con lui esco e faccio altre cose impegnative per ore, va bene. Se lui chiama quando la giornata è finita e io ormai devo solo ritirarmi in cucina, mi devasta, perchè ho già posato la maschera e la corazza e la sua voce mi prende a rasoiate dove non ho scaglie né spine per difendermi. Poi sono cazzi di chi deve passare la serata con me, se io ho lo sguardo nel vuoto, o anche se, invece di cucinare, sparisco per una guidata nei boschi.

Fine. Parliamo di cose belle.

Tipo la borsina frigo blu a piccoli pois bianchi che preparo per S. la mattina, quando a scuola è di lunga. Ho appositamente comprato dei post-it a forma di fiorellino per metterci i miei saluti dentro.
Ho vissuto per quarantotto ore nell'alone di felicità che mi ha dato prepararla la prima volta.

Tipo lo shopping duro che abbiamo fatto l'altro giorno: entrate, piombate sul reparto nuoto, scelto costume cuffia accappatoio borsa, provato, cambiato taglia, preso, pagato, fuori. E' la mia anima gemella, io DETESTO fare shopping con chi si attarda e non si decide. Io entro, guardo e esco. Poi un'altra volta entro, compro, pago e esco. E lei e Sanguedelmiosangue sono gli unici che fanno altrettanto. Li adoro entrambi. Lei, se io non l'avessi interpellata tre volte per un parere rapido e non l'avessi per fortuna obbligata a provare il costume, avrebbe sistemato le sue compere e le mie in quattro minuti. Zan: questo sì, zan zan anche questo, zan: questo no, zan zan: ecco questo va bene per te, e hop, finito.

Peraltro ho finito di preoccuparmi di cosa mettermi. Ci pensa lei. Questo sì questo no, mettiti quello con quell'altro. Presto penserà anche al mio taglio di capelli. Il trucco me l'ha già modificato quest'estate e direi che ci ho solo guadagnato.

Altre cose belle: la prima mattina lavorativa in cui ci siamo svegliati tutti insieme, e siamo usciti, io sparata alle sette e mezza, l'Uomo placido alle sette e quaranta, e infine lei. Ognuno alla sua scuola, e, io almeno, con la sensazione che sia sempre stato così. L'espressione di sincera gioia sul volto della tutor di S., che ha saputo di noi da me il primo giorno di scuola, e ha già ricevuto l'Uomo per parlare del suo rendimento e dei suoi prossimi impegni di stage etc.

Le piccole cose: “Visto, che mi sono tagliata le unghie dei piedi?”, “Questo come funziona?”, “Guarda i miei pettini professionali”, “Che brutto questo cinghiale nella foto” (era un ippopotamo, abbiamo riso fino alle lacrime). Accompagnarla dal medico, dal dentista. Andarla a prendere a scuola. Interpellare perfetti sconosciuti su questioni di tatuaggi. Molestare le commesse dei negozi con richieste impossibili. Tenerla stretta e, in una memorabile occasione, dormire schiena contro schiena con lei. Aspettare di essere in un bar o in un negozio dove nessuno mi conosce per buttare lì un “mia figlia” in un discorso.

Come dicevo alla Frenci, disastri e miracoli a getto continuo.

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