domenica 3 agosto 2014

Briefing et cetera


Oltre ad essere manesca, fedifraga e ovviamente inesperta, sembro, e probabilmente sono, una madre deplorevole anche per il fatto che non racconto più niente da mesi, su questo blog.



Il che va ascritto però non solo al mio stato di grandissima agitazione interiore dovuto alla disastrosa primavera, ma anche al fatto che le cose tra noi e la Princi in ogni istante cambiano, evolvono, e contemporaneamente si radicano e si innervano nella quotidianità.



In questi mesi la Princi ha terminato il suo corso da parrucchiera, con buoni risultati. Si è fatta dare il benservito dalla sua datrice di lavoro dello stage, che a più riprese le aveva proposto di restare come apprendista. Ha a sua volta dato il benservito al Bimbominkia, e per ora, sebbene mi abbia parlato di enne alla miliardesima bei ragazzi interessanti, non sembra averlo sostituito con un altro titolare. E' uscita definitivamente dalla comunità. Vive da noi. Ha fatto l'animatrice dei più piccoli al centro estivo della parrocchia di Paesino a Punta. E' stata arruolata come animatrice (ma non è stata per nulla utile in tal senso) al campo estivo della parrocchia medesima, dove si è portata anche me, in veste di mamma ad interim di 90 minorenni. Infine è partita con noi per la montagna.



Non penso siano queste le cose che contano, però. Penso che quel che importa siano tutti quegli indimenticabili attimi di cui non ho scritto sul blog, sebbene mi traversasse il cervello, veloce come una stella cadente, il pensiero che avrei dovuto immortalarli.

O, ancor di più, tutte le abitudini che ora contraddistinguono la nostra vita.

E i lunghi discorsi che facciamo.



Non si raccontano facilmente queste cose.



Come potrei trasmettere il momento in cui l'ho vista alla stazione che mi aspettava, la sera del giorno in cui è morta la mia collega, e il mio spirito completamente stravolto dal dolore improvvisamente ha registrato che la sua presenza nel mio campo visivo era meravigliosa e consolante, persino in una giornata come quella?



Come si racconta l'abbraccio che ci siamo scambiate, senza fiato, così forte da farci male, con le unghie piantate nelle spalle, il giorno che ci hanno finalmente fatto firmare l'affidamento?



Come si dice in parole la sensazione che provo quando io penso una cosa e lei un attimo dopo apre la bocca e non solo la dice, ma usa le parole che avrei usato io o a volte addirittura azzecca definizioni ancora più calzanti?



L'altro giorno mi ha chiesto: “Ma io vorrei sapere: tu, quando ti chiedono com'è tua figlia, cosa dici?”

Io ho pensato un attimo. Non le ho detto la prima risposta che mi è venuta in mente: “che sei una tigre, come me”.

Le ho detto: “Che mi assomigli moltissimo.”

Poi ho precisato: “Di solito, per prima cosa dico che sei grande, che hai diciassette anni. Poi che sei bella. E dopo, che hai un caratterino, che mi assomigli più di quanto sia credibile. E che la parola tranquillità è uscita dal nostro vocabolario, da quando ci sei tu.”



L'Uomo la guarda con un misto di tenerezza per tutte le sue piccole vittorie e di fastidio per tutti i suoi piccoli fallimenti, è spesso teso, si vede il bene che le vuole, ma anche la fatica che fa. E' preoccupato. Ma si occupa di lei con un'attenzione enorme e per lei non è mai stanco.

Lei lo guarda come se vedesse la cosa più bella dell'universo. Pende dalle sue labbra. Ha imparato a non chiedere perchè ha l'umore che ha. Ha chiesto a me, varie volte. Ha preso per buone le mie risposte. Lo rispetta, molto più di quanto rispetti me.



Io e lei ci diamo per scontate, molto spesso. Posso ancora giocare qualche volta la carta “ehhh... la mamma vede!” e stupirla, dichiarando che “secondo me” ci sono delle cose che non ci dice, e poi azzeccandole al millimetro. Il che la lascia a bocca aperta.



Io non so se l'Uomo stia registrando quanto è cambiata dall'anno scorso, o se veda solo che non sa la tabellina dell'otto e che non si sa regolare coi soldi. Io vedo tantissimi passi avanti.



Lavoriamo con un impegno maniacale al suo ingresso nella nuova scuola, a settembre. Studiamo inglese, storia, italiano e matematica. Fa progressi minuscoli che per me sono enormi, per il solo fatto di essere quotidiani. Acquisisce sicurezza e lessico, amplia le sue vedute. Parla di andare a fare le vacanze studio in Inghilterra. Da quando siamo in montagna, si è fatta raccontare qualche volta cosa leggiamo noi. Ha chiesto cose di ogni tipo, complice il fatto di avere tutti tanto tempo a disposizione:

Come lo prendono il sale dal mare?”

Com'è fatta una seggiovia?”

Chi è Giancarlo Giannini?”

Quello è un cervo?”

Quando è stata scritta questa storia? Ma è una storia vera?” (parlava di “Romeo e Giulietta” che le avevo appena raccontato)

Ma soprattutto, una volta al giorno, di sua spontanea volontà guarda un telegiornale e a volte lo commentiamo insieme. Questo non glielo ha proprio chiesto nessuno, nemmeno indirettamente. Eppure, di colpo, lo fa. Cerco di pensare quanti anni avevo io quando ho iniziato a seguire sistematicamente le notizie dal mondo e non solo i singoli flash. Forse avevo appunto la sua età.



E il fatto è che io ultimamente penso molto spesso “avevo appunto la sua età” quando lei fa o dice qualcosa, perchè sta, nel giro di poche settimane, bruciando tappe e raggiungendo traguardi che ricalcano i miei, i nostri.



Stasera l'ho portata a cena con Cavallino, la sorella grande di Cavallino e i loro rispettivi coniugi e figli. Età dei figli: sette Orsetto di Montagna, e dieci e tredici i due nipoti di Cavallino. Perciò il settenne e il decenne dopo un po' erano in braccio ai papà a giocare coi telefonini, mentre il tredicenne ascoltava rispettoso la conversazione delle mamme, e lei era coinvolta in questa, essendo appunto ormai una signorina. Cavallino, che mi conosce da venticinque anni e ha attraversato con me (o meglio, io ho attraversato a casa sua, delle sue sorelle e di sua mamma, professoressa di Lettere) appunto quell'età meravigliosa e tremenda dei diciassette, ricordava i nostri pomeriggi di studio. Il nipote tredicenne sta per iscriversi al classico nella nostra scuola e nella nostra sezione. La Princi parlava (anzi, rispondeva a domande! In mezzo a estranei!) della sua scelta della scuola superiore e intanto, discretamente, teneva d'occhio i due più piccoli e osservava di sottecchi il più grande, troppo bimbo per parlarci alla pari, troppo grande per trattarlo come gli altri due. E' stata una serata bellissima.






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