Oggi alle cinque di pomeriggio mi sono rimessa in pigiama, perchè ne avevo fatte più che Carlo in Francia, compreso pagare 8800 euro tra bollette, multe e amministrazioni arretrate, e volevo un momento di pausa, con l'Uomo tornato finalmente da Genova e la Princi e Deliziosa, la sua amica che è ospite da noi, fuori con gli amici, giù al centro sportivo (collezioniamo multiple gite in farmacia per piccoli incidenti, il dito ammaccato da una schiacciata a beach volley, una pallonata in faccia a calcio, ma siamo passati da "oddio il dito sarà rotto? Ahia papàààà andiamo al pronto soccorso ho male ahia" a "aspetta me la faccio da sola la fasciatura, ho visto la volta scorsa come si fa, il Voltaren ce l'ho già messo").
Ho aperto il romanzo che stamattina mi ha dato mia madre, di Valeria Parrella, e sono precipitata nel terrore. Perchè è la storia di una madre che ha paura. E io in fondo,come madre, sono costruita interamente sulla paura.
La paura che mi portassero via la Princi. La paura di non saperla proteggere. La paura di non essere sulla stessa sintonia dell'Uomo quando interveniamo nella sua educazione.
La paura di chiederle troppo.
La paura di vederle imparare troppo poco.
La paura della droga. La paura della droga è seconda solo alla paura di una gravidanza precoce. La droga, le pasticche, gli spinelli, mi gettano nel terrore. Istintivamente la annuso e le guardo il colore della sclera ogni volta che la vedo rientrare in casa. E' pulita. Ma cosa faremmo se un giorno non lo fosse?
Poi in questi giorni sono successe alcune cose che mi hanno fatto riflettere.
Il primo luglio raggiungo l'Uomo, i suoi colleghi, i suoi alunni e la Princi alla festa di fine anno. Che lui organizza al mare, in un baracchino paradisiaco che fa il fritto di pesce sulla terrazza di legno davanti alla spiaggia, e poi si mette la musica e i ragazzini ballano. Essendo in riviera di Ponente, vengono a cena anche i suoceri, quelli liguri. Il Suocero Aggiunto va via prima di cena, perchè ha il Gigantesco Mostro Bavoso da portare a casa, lei invece si trattiene un po' di più e quando arrivo è ancora lì. Io vengo dai casini inenarrabili che sappiamo e da una grande stanchezza lavorativa, è il primissimo giorno senza impegni scolastici, e mi godo tantissimo l'essere lì, con un vestitino leggero, le scarpe aperte con il tacco, l'aria di mare sulla pelle, il buio, la musica. Arrivo, e non mi pare vero di sedermi in pace davanti alla Biosuocera, con mio marito vicino, e per prima cosa chiedo se la Princi ha mangiato, come sta etc. Ho voglia di parlare di lei, è il primo giorno che è sul serio nostra figlia anche sui documenti, sono elettrizzata dal senso di euforia che mi dà questa consapevolezza. La Biosuocera mi dà corda fino a un certo punto. Poi quando si alza per andarsene la accompagno alla macchina, approfitto per accendermi una sigaretta, e appena siamo fuori portata d'orecchio rispetto agli altri lei attacca, a bruciapelo:"E certo però che è grande, insomma, questa è una cosa a termine, tra un anno ha diciotto anni, ragazzi! Sicuramente può andar bene per fare un'esperienza, però non è, voglio dire, è grande..."
Lo ripete tre volte, tra lo stabilimento balneare e la macchina. Io non replico.
Mia figlia. Mia figlia va bene per fare un'esperienza. E menomale che mia suocera è una donna dolce e accogliente, che ha lavorato nel sociale tutta la vita, una che mai più mi sarei aspettata facesse un discorso del genere, e così il fattore sorpresa mi ha impedito di reagire a caldo. Ma ho passato un mese intero a coltivare uno sbalordito senso di offesa, talmente profondo che rischia di durare nei secoli.
Poi qui in montagna ne succede un'altra, di segno opposto.
La Princi sta tornando da uno dei suoi giri in paese, arriva lungo la stradina e incrocia mia madre, in vacanza nel palazzo di fianco al nostro. E mia madre, che mi aveva salutato un minuto prima, le dice: "Oh ciao. Tua mamma è appena salita in casa".
La Princi arriva su e mi riferisce, esterrefatta, questa frase. Io sono seduta con in mano spazzola e phon, lei mi sta raccogliendo tra le dita le ciocche da pettinare, e la sensazione che mi fa è quella che la stanza si sia letteralmente ribaltata, come per un terremoto. Una cosa tipo quelle onde che ti incappellano all'improvviso mentre stai nuotando e ti fanno fare un giro completo su te stesso.
"Ha detto così?"
"Sì...non me lo aspettavo."
"Nemmeno io."
"Mi ha fatto un effetto!"
"Sapessi a me."
Poi dopo un paio di giorni siamo a passeggio, io e mia madre, e io (che ormai parlo solo della Princi, in effetti) le racconto:
"Sai, l'altro giorno la Princi era con le ragazze che ha conosciuto qua, e una le dice: ma non vi assomigliate, tu e tua mamma. E un'altra: ma io l'ho vista con suo papà, non somiglia nemmeno a lui! E la terza interviene: no aspettate, vi spiego una cosa... Che scena, ma che ridere quando me l'ha raccontato. Io le ho detto: e tu stavi zitta? M'ha risposto: non sapevo cosa dire!"
Mia madre ride. E poi mi fa: "L'altro giorno mi sono sbagliata, l'ho incontrata e le ho detto: tua madre è in casa..."
"Sì, me lo ha raccontato, le ha fatto effetto."
"No sai, poi ho pensato che magari... cioè, non sapevo se potevo."
"Sì, che potevi" ho risposto. E poi, un po' tra i denti, ma forse non ha sentito perchè parlava già d'altro: "Più che altro, non sapevamo se volevi."
E dopo molti altri giorni non mi levo dalla testa il senso di vertigine che mi ha dato.
Passo il tempo a dire all'Uomo, e mica solo a lui, che non possiamo aspettarci che gli altri capiscano. Che non possiamo pretendere che si immedesimino. Ma poi mi rendo conto che dentro di me ci sono baratri bui, dove precipitano con un tonfo sordo le parole cattive o sbadate delle persone, come quelle di mia suocera, e altri nei quali all'improvviso si accende una fosforescenza sotterranea, quando succede una cosa come questa, una frase di mia madre che le scappa detta contro la sua volontà e rivela un riconoscimento a cui io avevo già rinunciato in partenza.
Così il libro della Parrella mi fa venire l'agitazione. Perchè è la storia di un figlio diverso dagli altri, che rende la madre diversa dalle altre. E del mondo alla rovescia vissuto da chi ha un figlio con un handicap. Chi muore di terrore anche quando va tutto bene. Perchè il suo tutto bene è sempre un tutto bene fuori dal normale, un tutto bene fatto di solitudine, che gli altri non conoscono. E tutto è sovvertito e le leggi di natura sono relative e la paura è sempre lì.
Diventare genitore di una persona che ha vissuto sedici anni senza di te è molto simile. Io la prendo quasi sempre bene. Ci scherzo sopra di continuo, e la scenetta delle tre amiche a cui non tornano i conti delle somiglianze mi ha fatto ridere di cuore. Ma la Princi vuole le lenti a contatto colorate, perchè sia io che l'Uomo abbiamo gli occhi verdi e lei è stufa di non avere niente in comune con noi.
E a me oggi è tornata in mente una scena di un due o tre anni fa, quando sono andata dal mio medico e gli ho chiesto delle sue figlie, tre meravigliose ragazze ormai grandi: due figlie naturali, e la più giovane adottiva. E lui mi ha detto, con tono afflitto, che a casa erano tutti un po' in crisi, perchè aspettavano un nipotino, e invece c'era stato un aborto spontaneo. E ci erano rimasti male.
"Ma Doc, c'è qualcosa di grave, o è stata una cosa così, di quelle che capitano, come è successo a me?"
"Ma no, è un incidente, non ha nessun motivo in realtà per non riuscire ad avere figli."
"E allora arriveranno, vedrai."
"Sì, lo so... ma è la figlia che abbiamo adottato in Brasile, sai, e allora... forse c'era un po' di, sai... aspettativa in più..."
E gli è venuto da piangere. Al mio Doc, che prende sempre per il culo tutto e tutti.
Capivo, allora, che ci fosse un investimento diverso, su di lei, rispetto alle altre due. Un desiderio ancora più grande di realizzare cose belle e buone, l'incredulità di fronte a successi inizialmente insperati. Ma adesso capisco molto meglio.
Visualizzazione post con etichetta prima o poi imparerò a non starci male. Mostra tutti i post
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mercoledì 6 agosto 2014
venerdì 9 maggio 2014
Magari fosse solo la mancanza di tempo.
Lo so. Non scrivo da tempo. E' che proprio non ce la faccio.
Abbiamo dei Problemi, con la P maiuscola.
E la settimana prossima l'Uomo parte per la Germania, e ogni nodo verrà al pettine mentre lui non ci sarà.
Abbiamo dei Problemi, con la P maiuscola.
E la settimana prossima l'Uomo parte per la Germania, e ogni nodo verrà al pettine mentre lui non ci sarà.
martedì 19 novembre 2013
Proteine
Che poi dici c'ha i problemi alimentari e chissà che cazzo di figlia bulimica le viene su.
E tutti a dire che c'è la componente genetica e... no, direi di no, perché dovrei pensarlo, visto che mia nonna, mia madre e io, tutte uguali? Naaa ma figurati, al massimo è la componente ambientale.
Eh. Quella poi.
Boh.
Capisco poco di quel che succede, la psicologa dice che non ci devo pensare perché per me è normale incasinarmi su queste cose, comunque mi aspettavo di avere molti problemi e invece, eccoci qua, io stasera ho mangiato: formaggino, pezzettino di focaccia, e molte carote. Lei: formaggino, due mucche tritate non troppo cotte (il nostro macellaio ha un concetto di "piccolo" "sottile" "poco" che credo vada bene nella terra dei Titani, da cui gli hamburger farciti alti come torte nuziali). E pochissime carote.
E mi sono sorpresa a guardarla addormentata e pensare con gioia a tutte quelle piccole proteine rosse che si trasformano nei suoi muscoli, nella sua pelle di seta e nel suo sangue giovane.
E a dirmi che forse ho spezzato la catena.
E tutti a dire che c'è la componente genetica e... no, direi di no, perché dovrei pensarlo, visto che mia nonna, mia madre e io, tutte uguali? Naaa ma figurati, al massimo è la componente ambientale.
Eh. Quella poi.
Boh.
Capisco poco di quel che succede, la psicologa dice che non ci devo pensare perché per me è normale incasinarmi su queste cose, comunque mi aspettavo di avere molti problemi e invece, eccoci qua, io stasera ho mangiato: formaggino, pezzettino di focaccia, e molte carote. Lei: formaggino, due mucche tritate non troppo cotte (il nostro macellaio ha un concetto di "piccolo" "sottile" "poco" che credo vada bene nella terra dei Titani, da cui gli hamburger farciti alti come torte nuziali). E pochissime carote.
E mi sono sorpresa a guardarla addormentata e pensare con gioia a tutte quelle piccole proteine rosse che si trasformano nei suoi muscoli, nella sua pelle di seta e nel suo sangue giovane.
E a dirmi che forse ho spezzato la catena.
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sabato 16 novembre 2013
Fisicamente
Leggevo poco fa questo post sulla nudità negli spogliatoi in piscina, della mia come al solito molto sensata e assai poco bacchettona amica Noisette.
Riflettevo sulla fisicità. Una figlia che ti entra in casa ormai quasi donna ti fa pensare.
La Venere nera che abbiamo in casa, vabbè proprio nera no ma insomma, con padre e madre così bianchi potrebbe pure essere una somala, in un paio di occasioni mi ha dato fugace visione delle sue abbondanti bellezze. In verità erano occasioni non peregrine: in un caso trattavasi di depilazione, in un altro di visita medica.
Con l'Uomo ovviamente è un'altra cosa, stanno attentissimi a non invadere i reciproci spazi, le porte per cambiarsi e lavarsi si chiudono accuratamente e lui, se non è al mare, non si lascia nemmeno vedere a torso nudo, purtroppo quasi neppure da me. Lei, in mutande e reggiseno, presente lui non l'ho mai vista passare.
Io a casa giro in mutande, canottierine, reggiseni e babydoll, a volte scollatissimi, praticamente sempre, faccio eccezione giusto il giovedì, giorno in cui spesso l'Uomo entra in casa alle ore meno prevedibili seguito dal Granduca. Che peraltro è un uomo di una tale finezza che sarebbe capacissimo di farmi un complimento non allupato né esagerato, ma gradevole e indimenticabile, senza nemmeno mettermi in imbarazzo, e poi parlare serenamente d'altro.
Ma nuda no.
Nuda non me la sento, no.
Cioè. Noi parliamo. Parliamo molto e senza inibizioni. Abbiamo dovuto a più riprese affrontare i temi della sessualità, della contraccezione. Ne dovremo parlare ancora a lungo. Dobbiamo andare dalla ginecologa insieme. Intendendo due diverse ginecologhe, la mia e la sua, e mi sono detta che, se per rassicurarla sulla procedura è il caso che lei sia presente alla mia visita, per me sta bene. Lo decideremo sul momento, ma conoscendola sono sicura che vorrà sapere, vorrà vedere, vorrà capire, perché lei è così, lei deve sapere le cose prima per stare tranquilla (chissà di chi è figlia?).
Però
a) non mi sono mai posta il problema dei bambini in spogliatoio, devo dire peraltro che finora non ho mai visto bimbi di sesso maschile nello spogliatoio delle donne, ma molto spesso ho patito l'esibizionismo di quante girano con la sgnassa all'aria e si spalmano per delle mezz'ore olii e creme senza il minimo bisogno di girarsi di là. Io trovo che quando ti sei lavata e deodorata puoi vestirti e il resto delle operazioni è puro show, insomma io non mi nascondo dietro un armadietto per levarmi il costume e non ti chiederei mai di farlo, ma magari se non ti massaggi le tette per dieci minuti in mia presenza preferisco
b) poiché l'igiene è igiene e il cloro non fa bene, lavarsi senza costume è necessario, e sia io che la Princi preferiremmo poterlo fare in box doccia singoli, invece abbiamo la stanza docce tutta aperta e ciò ci disturba abbastanza
c) non è ancora capitato che io e la Princi andassimo a lavarci nella stanza docce nello stesso momento, e non so se ne ho voglia.
Questa è una di quelle cose che un po' mi fanno tristezza, dell'avere preso a vivere con noi una ragazza così grande: sono certa che se avessi avuto una figlia piccola avremmo fatto fior di bei bagni in vasca insieme, con la schiuma e lo shampoo e le coccole e le paperelle e la pelle d'oca e il profumo del talco.
Per questo sono molto grata alla Princi, che tende ad attirarmi nel suo letto a una piazza quando ha voglia di un bell'abbraccio, perché è una cosa che io non avrei avuto il coraggio di fare se non l'avesse proposta lei più volte, e mi piace tanto, quando la sbaciucchio tutta forte forte sul collo e lei mi fa i grattini sulla schiena, che, di solito, immediatamente dopo mi addormento di botto, come se la bimba fossi io.
Della fisicità c'è bisogno, tra genitori e figli, e sono molto fortunata a essere la mamma e non il papà. Perché anche lui prende e regala abbraccioni e bacioni, ma più spesso a lui tocca la lotta, e la Princi è cresciuta praticamente sola per le strade di Torino e poi s'è fatta due anni di comunità, perciò quando mena a volte fa male sul serio, anche se sta scherzando. Io di solito sono in un'altra stanza quando cominciano, e se sento ridere, strillare e suon di man, non mi avvicino, un po' per lasciare che questi momenti siano una cosa loro, un po' perché mi fa sempre un filino paura vedere l'Uomo, grande e grosso, che la spintona avanti e indietro sul letto o sul divano come una bambolina di pezza.
Non riesco a immaginare cosa deve essere per lei, con tutte le botte vere che ha preso prima, fidarsi così tanto adesso, ridere fino a restare senza fiato e ad avere le lacrime che scorrono sul viso acceso, ridiventare bambina per recuperare quel che s'è persa da piccola.
Chissà se lo sa, il bene che fa a noi poterla avvicinare così tanto, preparati come eravamo a metterci in casa un groviglio di problemi e paure, e testati per la prima volta su A. che aveva i nervi a fior di pelle pressoché sempre.
Riflettevo sulla fisicità. Una figlia che ti entra in casa ormai quasi donna ti fa pensare.
La Venere nera che abbiamo in casa, vabbè proprio nera no ma insomma, con padre e madre così bianchi potrebbe pure essere una somala, in un paio di occasioni mi ha dato fugace visione delle sue abbondanti bellezze. In verità erano occasioni non peregrine: in un caso trattavasi di depilazione, in un altro di visita medica.
Con l'Uomo ovviamente è un'altra cosa, stanno attentissimi a non invadere i reciproci spazi, le porte per cambiarsi e lavarsi si chiudono accuratamente e lui, se non è al mare, non si lascia nemmeno vedere a torso nudo, purtroppo quasi neppure da me. Lei, in mutande e reggiseno, presente lui non l'ho mai vista passare.
Io a casa giro in mutande, canottierine, reggiseni e babydoll, a volte scollatissimi, praticamente sempre, faccio eccezione giusto il giovedì, giorno in cui spesso l'Uomo entra in casa alle ore meno prevedibili seguito dal Granduca. Che peraltro è un uomo di una tale finezza che sarebbe capacissimo di farmi un complimento non allupato né esagerato, ma gradevole e indimenticabile, senza nemmeno mettermi in imbarazzo, e poi parlare serenamente d'altro.
Ma nuda no.
Nuda non me la sento, no.
Cioè. Noi parliamo. Parliamo molto e senza inibizioni. Abbiamo dovuto a più riprese affrontare i temi della sessualità, della contraccezione. Ne dovremo parlare ancora a lungo. Dobbiamo andare dalla ginecologa insieme. Intendendo due diverse ginecologhe, la mia e la sua, e mi sono detta che, se per rassicurarla sulla procedura è il caso che lei sia presente alla mia visita, per me sta bene. Lo decideremo sul momento, ma conoscendola sono sicura che vorrà sapere, vorrà vedere, vorrà capire, perché lei è così, lei deve sapere le cose prima per stare tranquilla (chissà di chi è figlia?).
Però
a) non mi sono mai posta il problema dei bambini in spogliatoio, devo dire peraltro che finora non ho mai visto bimbi di sesso maschile nello spogliatoio delle donne, ma molto spesso ho patito l'esibizionismo di quante girano con la sgnassa all'aria e si spalmano per delle mezz'ore olii e creme senza il minimo bisogno di girarsi di là. Io trovo che quando ti sei lavata e deodorata puoi vestirti e il resto delle operazioni è puro show, insomma io non mi nascondo dietro un armadietto per levarmi il costume e non ti chiederei mai di farlo, ma magari se non ti massaggi le tette per dieci minuti in mia presenza preferisco
b) poiché l'igiene è igiene e il cloro non fa bene, lavarsi senza costume è necessario, e sia io che la Princi preferiremmo poterlo fare in box doccia singoli, invece abbiamo la stanza docce tutta aperta e ciò ci disturba abbastanza
c) non è ancora capitato che io e la Princi andassimo a lavarci nella stanza docce nello stesso momento, e non so se ne ho voglia.
Questa è una di quelle cose che un po' mi fanno tristezza, dell'avere preso a vivere con noi una ragazza così grande: sono certa che se avessi avuto una figlia piccola avremmo fatto fior di bei bagni in vasca insieme, con la schiuma e lo shampoo e le coccole e le paperelle e la pelle d'oca e il profumo del talco.
Per questo sono molto grata alla Princi, che tende ad attirarmi nel suo letto a una piazza quando ha voglia di un bell'abbraccio, perché è una cosa che io non avrei avuto il coraggio di fare se non l'avesse proposta lei più volte, e mi piace tanto, quando la sbaciucchio tutta forte forte sul collo e lei mi fa i grattini sulla schiena, che, di solito, immediatamente dopo mi addormento di botto, come se la bimba fossi io.
Della fisicità c'è bisogno, tra genitori e figli, e sono molto fortunata a essere la mamma e non il papà. Perché anche lui prende e regala abbraccioni e bacioni, ma più spesso a lui tocca la lotta, e la Princi è cresciuta praticamente sola per le strade di Torino e poi s'è fatta due anni di comunità, perciò quando mena a volte fa male sul serio, anche se sta scherzando. Io di solito sono in un'altra stanza quando cominciano, e se sento ridere, strillare e suon di man, non mi avvicino, un po' per lasciare che questi momenti siano una cosa loro, un po' perché mi fa sempre un filino paura vedere l'Uomo, grande e grosso, che la spintona avanti e indietro sul letto o sul divano come una bambolina di pezza.
Non riesco a immaginare cosa deve essere per lei, con tutte le botte vere che ha preso prima, fidarsi così tanto adesso, ridere fino a restare senza fiato e ad avere le lacrime che scorrono sul viso acceso, ridiventare bambina per recuperare quel che s'è persa da piccola.
Chissà se lo sa, il bene che fa a noi poterla avvicinare così tanto, preparati come eravamo a metterci in casa un groviglio di problemi e paure, e testati per la prima volta su A. che aveva i nervi a fior di pelle pressoché sempre.
giovedì 19 settembre 2013
E intanto
Bisognerebbe anche stare un po' attenti
a non lasciare che il blog serva solo per sfogarsi, altrimenti poi
tra qualche tempo quando guarderò queste pagine non troverò traccia
di tutti i momenti belli e dei grossi traguardi e dei piccoli
successi e delle gioie inaspettate, solo della fatica, delle
difficoltà e del dolore.
Quindi, tagliamola corta oggi con le
lagne: diciamo solo che è una di quelle giornate in cui le dinamiche delle procedure pre-affidamento mi prendono a
calci, e io sto come uno preso a calci. Questo per la fatica e le
difficoltà con la Principessa, gli educatori, i responsabili, gli assistenti sociali e tutto il fantastico circo dell'affido familiare.
Per quanto riguarda il dolore, il
dolore nella mia vita in questo momento ha gli occhi azzurri di A.
(ex Evento Cosmico, detto anche Gabbiano, o più recentemente, nella
rubrica del mio cellulare, Spilungone, perchè tutti i nomi che
iniziano per A devono essere modificati per non passare davanti
all'Uomo nell 'elenco). Ma dopo molte settimane di patimento, abbiamo
la cura palliativa. Io NON DEVO ASSOLUTAMENTE ricevere telefonate da
A. dopo le sette di sera.
Perchè se lui chiama nel pomeriggio,
come ieri, che mi ha beccato tra un lavoro in casa e una riunione a
scuola, e io dopo aver parlato con lui esco e faccio altre cose
impegnative per ore, va bene. Se lui chiama quando la giornata è
finita e io ormai devo solo ritirarmi in cucina, mi devasta, perchè
ho già posato la maschera e la corazza e la sua voce mi prende a
rasoiate dove non ho scaglie né spine per difendermi. Poi sono cazzi
di chi deve passare la serata con me, se io ho lo sguardo nel vuoto,
o anche se, invece di cucinare, sparisco per una guidata nei boschi.
Fine. Parliamo di cose belle.
Tipo la borsina frigo blu a piccoli
pois bianchi che preparo per S. la mattina, quando a scuola è di
lunga. Ho appositamente comprato dei post-it a forma di fiorellino
per metterci i miei saluti dentro.
Ho vissuto per quarantotto ore
nell'alone di felicità che mi ha dato prepararla la prima volta.
Tipo lo shopping duro che abbiamo fatto
l'altro giorno: entrate, piombate sul reparto nuoto, scelto costume
cuffia accappatoio borsa, provato, cambiato taglia, preso, pagato,
fuori. E' la mia anima gemella, io DETESTO fare shopping con chi si
attarda e non si decide. Io entro, guardo e esco. Poi un'altra volta
entro, compro, pago e esco. E lei e Sanguedelmiosangue sono gli unici
che fanno altrettanto. Li adoro entrambi. Lei, se io non l'avessi
interpellata tre volte per un parere rapido e non l'avessi per
fortuna obbligata a provare il costume, avrebbe sistemato le sue
compere e le mie in quattro minuti. Zan: questo sì, zan zan anche
questo, zan: questo no, zan zan: ecco questo va bene per te, e hop,
finito.
Peraltro ho finito di preoccuparmi di
cosa mettermi. Ci pensa lei. Questo sì questo no, mettiti quello con
quell'altro. Presto penserà anche al mio taglio di capelli. Il
trucco me l'ha già modificato quest'estate e direi che ci ho solo
guadagnato.
Altre cose belle: la prima mattina
lavorativa in cui ci siamo svegliati tutti insieme, e siamo usciti,
io sparata alle sette e mezza, l'Uomo placido alle sette e quaranta,
e infine lei. Ognuno alla sua scuola, e, io almeno, con la sensazione
che sia sempre stato così. L'espressione di sincera gioia sul volto
della tutor di S., che ha saputo di noi da me il primo giorno di
scuola, e ha già ricevuto l'Uomo per parlare del suo rendimento e
dei suoi prossimi impegni di stage etc.
Le piccole cose: “Visto, che mi sono
tagliata le unghie dei piedi?”, “Questo come funziona?”,
“Guarda i miei pettini professionali”, “Che brutto questo
cinghiale nella foto” (era un ippopotamo, abbiamo riso fino alle
lacrime). Accompagnarla dal medico, dal dentista. Andarla a prendere
a scuola. Interpellare perfetti sconosciuti su questioni di tatuaggi.
Molestare le commesse dei negozi con richieste impossibili. Tenerla
stretta e, in una memorabile occasione, dormire schiena contro
schiena con lei. Aspettare di essere in un bar o in un negozio dove
nessuno mi conosce per buttare lì un “mia figlia” in un
discorso.
Come dicevo alla Frenci, disastri e
miracoli a getto continuo.
venerdì 5 luglio 2013
Mi sanguina il cuore
A questo punto, per andare in ordine cronologico, dovrei raccontarvi di A.
Ma, lo sapete, la prima legge dell'affido familiare è: ti danno un figlio, e te lo danno da un giorno all'altro. E la seconda legge è: ti danno un figlio, e possono levartelo da un giorno all'altro.
Ho scritto pagine su pagine, dettagliatissime e palpitanti, sul rapporto che si è creato in questi mesi con A. Ma sto troppo male per riassumervele, e anche per spiegarvi come mai adesso devo assolutamente riuscire a staccarmi da lui. Ci ripenserò più avanti. Devo almeno averne potuto parlare con lui, prima.
E poi, adesso c'è S.
S. è un altro pianeta.
E' meravigliosa.
S. l'ho conosciuta l'8 di giugno, e abbiamo cominciato a portarla fuori dalla Casa di Pony il 22. Sembra una vita e invece sono pochi giorni.
S. e io ultimamente siamo in simbiosi, e quando sono con lei, o sono occupata per cose che la riguardano, il cuore non mi sanguina, no. Anzi.
E spero davvero che stavolta ci siamo dentro fino al collo. Settimana prossima vediamo l'assistente sociale. Nel frattempo, si vede che io sono fatta così, sono entrata in modalità mamma, anche con lei. Come si vede dal post successivo.
Ma, lo sapete, la prima legge dell'affido familiare è: ti danno un figlio, e te lo danno da un giorno all'altro. E la seconda legge è: ti danno un figlio, e possono levartelo da un giorno all'altro.
Ho scritto pagine su pagine, dettagliatissime e palpitanti, sul rapporto che si è creato in questi mesi con A. Ma sto troppo male per riassumervele, e anche per spiegarvi come mai adesso devo assolutamente riuscire a staccarmi da lui. Ci ripenserò più avanti. Devo almeno averne potuto parlare con lui, prima.
E poi, adesso c'è S.
S. è un altro pianeta.
E' meravigliosa.
S. l'ho conosciuta l'8 di giugno, e abbiamo cominciato a portarla fuori dalla Casa di Pony il 22. Sembra una vita e invece sono pochi giorni.
S. e io ultimamente siamo in simbiosi, e quando sono con lei, o sono occupata per cose che la riguardano, il cuore non mi sanguina, no. Anzi.
E spero davvero che stavolta ci siamo dentro fino al collo. Settimana prossima vediamo l'assistente sociale. Nel frattempo, si vede che io sono fatta così, sono entrata in modalità mamma, anche con lei. Come si vede dal post successivo.
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