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venerdì 16 maggio 2014

Sorci verdi


E' che poi, quando arrivano, i nostri non è che siano problemi normali.



Okay, reduce da un'entusiasmante (...) festa della mamma, provo a mettere giù in parole semplici quel che sta succedendo.



Punto uno, qua in questo momento di entusiasmante c'è poco.

Di colpo, senza motivi apparenti, due settimane fa la nostra bella, sorridente e affettuosa ragazzina dalla testa dura come il basalto è stata improvvisamente rapita dagli alieni e sostituita con una bella, scontrosa e agitatissima ragazzina. Dalla testa dura come il travertino.



Arriva il lunedì, di due settimane fa appunto, a pranzo, dopo aver combinato non si sa quale casino, e essere andata a scuola quasi all'ora di uscita. Sputa veleno sulla comunità, che è colpa loro che non l'hanno svegliata e poi che è ancora colpa loro che non l'hanno accompagnata. La versione della responsabile Saint Mary of the Orphans è un po' diversa, ovviamente.



Non riusciamo, da due settimane, a farci sputare il rospo.

Non si sa cosa sia successo, lei è cambiata.



Il martedì cerca di spiegare a sua madre, che sarei io, e che accidentalmente di mestiere fa la professoressa ed è sposata con un professore, che le giustificazioni delle assenze non sono necessarie e quindi niente diario e niente libretto. Ci scontriamo come ai bei vecchi tempi e finisce con lei che zitta e muta al pomeriggio viene da me accompagnata in comunità, dove fa saltar fuori diario e libretto misteriosamente dimenticati per settimane. Ma non è chiusa lì, e della scuola se ne ridiscute anche il lunedì successivo. E oggi. E a metà settimana scorsa. E via sms, bigliettini, etc. Il massimo si tocca quando lei decide di spiegarmi con aria di sufficienza che il fatto che settembre ottobre novembre siano stati mesi liscissimi, in cui non ha perso un giorno di lezione... beh, quello “era un periodo” della sua vita.

Questa me la segno. Le spiegherò in caso di bisogno che anche le vacanze dell'estate scorsa, il cellulare e vedere il fidanzato sono stati “un periodo”.



Prima medaglia del mese, guadagnata per non averle esploso la testa con un ceffone atomico.



Ma fossero solo questi i problemi. La Princi adesso ha regolare ricetta per pillola contraccettiva, che regolarmente assume. E regolare fidanzato, con cui pratica regolare attività copulatoria non si sa bene dove (siamo in attesa di scoprirlo da una telefonata dei carabinieri, temo). Non potendomi preoccupare proprio di tutto, avevo deciso di confidare che questi adolescenti non automuniti dispongano di posti adatti allo scopo, dove non si fanno beccare; comunque, per quanto lo zio Visconte (che ha un figlio adolescente maschio) abbia insistito, no, le psicologhe in coro (la sua e la mia) non sono d'accordo che lasciamo libera casa nostra o l'ufficio (dove peraltro abbiamo un'amica che riceve gente in studio, una Fata che va a pulire e una segretaria che ha le chiavi). E non è che noi ne avremmo molto piacere, del resto.



In ogni caso l'esistenza della pillola e la sua assunzione erano sufficienti a farmi dormire la notte. Infatti dormivo profondamente quando il fidanzatino Bimbominkia (che poi, più ci parlo e meno mi pare Bimbominkia, a parte l'abbigliamento) ci ha allertato via sms che la Princi fa strani discorsi di maternità e che lui teme che con la pillola non sia precisa. Volutamente.



Da allora la mia vita si divide in due come quella di Peter Parker, di Superman e degli altri personaggi che celano un'identità nascosta. Di giorno, quando lei è presente, sono la mamma, e affronto la scuola, le sigarette, i piccoli problemi organizzativi, le richieste di attenzione, etc. Di notte e ogni volta che lei non c'è, sono il ritratto della disperazione e ho segreti contatti con tutta l'équipe incaricata di prevenire le disgrazie apocalittiche che potrebbero capitarci tra capo e collo. Inoltre, messaggio segretamente con il Bimbominkia. E pratico un dolorosissimo, difficilissimo allenamento al distacco da questa personcina complicata e poco sana che ci siamo messi in casa.



Perchè è chiaro come il sole che questo voler essere la madre nella sua famiglia ideale è un aspetto patologico, che deriva dalla sua malatissima relazione con la famiglia di origine, e dobbiamo metterci nell'ottica che se, per qualche motivo, dovesse cercare di rovinarsi la vita con una gravidanza mentre è ancora minorenne e coi documenti incasinati, automaticamente farebbe saltare anche l'affidamento.



Oltre al fatto che nessuno ha preso in considerazione come reagiremmo noi, anche in assenza di problemi di tutela legale, a una cosa come questa.



E' difficile parlare di questa situazione, e naturalmente non mi metto qui a spiegare come e perchè certe idee possano prendere in qualche modo piede nel suo cervellino pieno di confusione. Né delle implicazioni legali, morali, affettive, personali, etc etc etc etc che avrebbe per noi il renderci conto di non avere più modo né tempo di farle avere quell'esperienza di essere figlia, accudita e educata, che le manca.



Ho parlato al singolare, sopra, ma l'Uomo c'è dentro fino al collo. Il punto che distingue me da lui è che lui, dopo la fuga di dicembre, aveva ridimensionato parecchio le sue aspettative nei confronti della Princi. Io no. Anzi. Quindi ho preso una doccia gelata da fermarmi il battito cardiaco.



Non è che non capisca che lei non lo fa con malizia, di coltivare desideri distorti, non è che la psicologa non fosse stata chiara sui danni che si porta dentro chi viene da una famiglia come quella che, purtroppo, la Princi ha avuto prima della comunità e di noi.



Non è neanche che sia tutto perduto. Il Bimbominkia mi rassicura dicendo che lei a volte parla tanto per parlare. La psicologa dopo il loro colloquio mi ha detto “brava, signora, complimenti” e non mi ha spiegato perchè, ma non credo fosse una battuta. L'assistente sociale ha fatto alla Princi un quadro preciso di cosa le succederebbe se “per sbaglio” iniziasse una gravidanza ora: comunità madre- bambino, figlio dato automaticamente in adozione, etc.



Purtroppo, però, come da disposizioni superiori dell'équipe, e per parare il fondoschiena al ragazzino, che ci ha chiesto di non dirle niente, di questo desiderio malatissimo di metter su famiglia subito non abbiamo ancora parlato io e lei (e forse da un lato sarebbe meglio non dover nemmeno arrivare a parlarne), né lei e l'Uomo. E io mi porto questo fardello e riesco incredibilmente anche a lavorare, mangiare e non aggredire la gente al supermercato o per la strada (ma non a dormire).



E io posso anche fare quella che si fida. Purtroppo non della Princi, ma dell'équipe che la segue. E di mio marito, che comunque sta cercando di tenere dritto il timone della nave, mentre io mi sporgo fuoribordo a vomitare anche l'anima, in mezzo ai marosi.



Però mi rendo conto che, per la prima volta da quando questa cosa è iniziata dieci mesi fa, ora realizzo che potrebbe davvero andare a finire male. Non come pensavo dopo dicembre, con gli assistenti sociali che ci levano la Princi. Ma proprio con noi tre che non riusciamo, non possiamo, non vogliamo andare avanti.



Non aiuta per niente il fatto che la Princi da qualche giorno dica platealmente a tutti (la psicologa, le assistenti sociali, il fidanzato, e oggi anche a me) che non ci racconta più tutto perchè non si fida come prima.

Né che reagisca con il solito cubo di travertino durissimo che ha al posto della testa a qualsiasi nostra richiesta che non le piaccia.



Né che, mentre noi con il cuore in mano la pregavamo di non tenerci fuori dai suoi problemi, ci abbia cacciato un sacco di palle. E sappia che noi lo sappiamo. E se ne sbatta.



Se ci mettete che per quattro giorni su cinque, questa settimana, siamo sole io e lei, e che lei, sebbene io ora sia più preparata di prima e più facile ad averla vinta, comunque quando non c'è l'Uomo mi fa ogni volta sputare litri di sangue impuntandosi sulle cose più semplici...



E, terrore nero, l'Uomo è via per tre giorni in gita scolastica, fuori Italia, il che significa che qualunque cosa succeda qui non torna fino a venerdì notte.



Se arrivo dall'altra parte della settimana senza che lei sia scappata di casa, senza che io le abbia girato la testa di 180 gradi con una sberla, senza che le abbia spiattellato che so tutto dei suoi malatissimi mezzi progetti di fregare se stessa, il fidanzato, noi e un povero neonato innocente, è tanta manna.



Se non ci arrivo, beh, sentite. Sono un essere umano. Sono un essere umano deluso, ferito, agitato e impotente. Lei è meravigliosa e apocalittica, e questo purtroppo lo sapevamo dall'inizio. Io ho un caratteraccio, e anche questa non è una sorpresa. Eccetera.



E comunque da ieri notte sto fantasticando che verso metà settimana, complici le palpitazioni, l'insonnia e la gastrite, io cada a terra fulminata da un malore e ciò mi permetta di 1) essere ricoverata 2) far tornare l'Uomo con il primo aereo e 3) tenere lei saldamente incollata al capezzale della madre moribonda per qualche ora, così almeno so dov'è.



Cristo. Che quadro.


venerdì 9 maggio 2014

Magari fosse solo la mancanza di tempo.

Lo so. Non scrivo da tempo. E' che proprio non ce la faccio.

Abbiamo dei Problemi, con la P maiuscola.

E la settimana prossima l'Uomo parte per la Germania, e ogni nodo verrà al pettine mentre lui non ci sarà.


 

mercoledì 22 gennaio 2014

Check list

Telefonate a destra e a manca per chiedere di contattare e vedere la Princi XXXXXXXXXXXXXXX

Messaggi alla Princi per sondare il terreno XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX

Ricerca info sull'iscrizione della Princi per l'anno prossimo XXXXXXXXX

Tentativi di parlare con l'Uomo della Princi e di noi come famiglia della Princi
XXXXXXXXXXXXXXXXXXX

Tentativi riusciti di parlare con l'Uomo della Princi e di noi come famiglia della Princi X X

Panciate di nervoso con l'educatrice del Tribunale dei Minori X X

Panciate di nervoso con la responsabile della comunità XXXX

Panciate di nervoso con l'assistente sociale NESSUNA (ella non comunica se non attraverso l'educatrice)

Colloqui estenuanti con la psicologa del TM X X (5 h totali)

Colloqui con la mia psicologa NESSUNO (gnaa facevo)

Discorsi seri sul futuro di questo affidamento con amici, conoscenti e parenti X X X X X X X

Discorsi seri sul futuro di questo affidamento da me non richiesti X X

Lutto e senso di solitudine 65%
Scazzo 27,5 %
Stanchezza 2%
Autoironia e sdrammatizzazione 3,5%
Speranza di cavare qualcosa di buono da questo periodo di merda 2%




domenica 29 dicembre 2013

Reagire - 2

Reagire - 2

Non so se sto reagendo, mi sembrava di sentirmi un filo più leggera, ma forse era un'onpressione: nel dubbio, oggi ho fatto ancora per un giorno quel che mi sentivo.

Però con l’occhio all’orologio, che domani si parte per tornare a casa, anche se solo per poche ore.

Il pensiero di andare via da qui mi fa stare meglio. E intanto ho la mano sulla tastiera del telefono, e ogni poche ore inizio un messaggio, che poi non spedisco, che cancello a metà. Sentirmi un pochino meglio mi fa l'effetto di ricominciare a pensare e, quando penso, penso a cosa farei di testa mia. Non che poi lo possa fare però, anche perchè l'Uomo non sarebbe d'accordo. L'Uomo è del partito "io sono molto stanco e non so che cosa voglio fare con la Princi, se ci penso vado in blocco" (e come non capirlo, del resto). Io sono del partito "okay è durata abbastanza la fase in cui obbedivo a un tribunale del cazzo".

Non è proprio semplice, no.

Non è facile anche perché ora è calata la sera e io sono sola e se c’era una cosa che calmava gli attacchi di ansia, rabbia e inquietudine tra l’una e le tre di notte era potermi appendere a un braccio dell’Uomo, alla sua schiena.

Così scatta l’abbrutimento televisivo. E mi esce Marco Mengoni, non che io di solito senta le interviste di Deejay chiama Italia, ma stasera c’era Cher, voglio dire, Cher, no? E io lì a bermela. Che avevo anche rivisto Silkwood e ovviamente pianto sangue, oggi. Poi esce il Mengoni nazionalpopolare e io a momenti piango di più che a vedere Meryl Streep quando le portano via le foto dei figli. A proposito. Ma come la Frenci m'insegna, anche piangere peraltro è una reazione.

 

sabato 28 dicembre 2013

Reagire - 1


Che poi ovviamente arriva il momento in cui uno dice adesso basta, adesso reagisco.



Mi metto a fare le mie cose, come ha detto la psicologa. Mi metto a fare le mie cose e sto tranquilla.



E' lì che ti fai davvero male.



Perchè guardi “le tue cose” e non le riconosci.



Cioè, in condizioni normali le mie cose a questa stagione sarebbero state stare con l'Uomo, correggere prove, riposare, vedere un po' di parenti.



In condizioni normali, cioè prima della Princi.



Con la Princi, le cose normali sarebbero state invece farle fare tanta matematica, portarla in montagna, farle provare una o due lezioni di sci, stare insieme con calma, presentarle parenti e amici che non ha ancora incontrato.



Dopo i casini con la Princi, anche se tutti acciaccati, avremmo anche potuto provare a fare le nostre cose, non fosse altro per far passare il tempo.



Invece siamo qui bloccati, la giornata si divide tra le cure veterinarie (inefficaci) e quelle geriatriche (inutili). La stanchezza psicologica è tale che al ritorno dalla casa di riposo non riesco a fare niente, niente, devo fare tutto prima, tutto, lavare i piatti preparare da mangiare fare la spesa telefonare.



Ciononostante bisogna superare queste giornate di merda. In qualche modo.


giovedì 26 dicembre 2013

Stare fermi

Stare fermi è la consegna che la psicologa ci ha dato per queste settimane.

Non possiamo nemmeno chiamare la Princi.
E tra l'altro l'unica eccezione a questo divieto è stata la giornata di Natale, e sentirla non è che ci abbia reso le cose più allegre, no.

Stare fermi per me in questi giorni significa che non ho nemmeno fatto le telefonate di auguri di Natale. Che mangio tre cose in croce, non ho voglia di lavarmi i capelli, nè di uscire con il cane.

Che appena resto sola cerco di dormire. Che senza l'Uomo mi sveglio con gli attacchi d'ansia all'una e mezza di mattina, e con l'Uomo mi sveglio prima delle sei e non mi riaddormento più. E poi con l'uomo un pochino devo fingere di essere di buon umore e attiva, fare la spesa lavarmi i capelli cucinare, e così non posso rinchiudermi in camera sotto un metro di piumino a correggere prove o a leggere robe di storia medievali come palliativo.

Vacanze esaltanti eh.

Peccato però che, nel frattempo, mio padre stia arrivando in fondo alla corsa e quindi io viva dalle due alle sei ore al giorno segregata con mia madre nella sua stanzetta della casa di riposo. Dove peraltro il grosso di quel che facciamo è sentirci del tutto inutili.

E peccato che passi poi spesso, tornando, anche una mezz'ora da mia zia a prepararla con delicatezza alle imminenti brutte notizie.

E peccato che il cane abbia questo glaucoma che va peggiorando e ciò richieda visite, cure, medicazioni, etc.

E peccato che piova sempre.

Credo che tra un paio di giorni mollerò il colpo e tornerò a casa, perchè qui a Genova è troppo pesante l'aria che respiro, troppo piccola la casa, troppo scomodo sopravvivere. Ho bisogno del mio letto, del mio bagno, del mio divano.

Arrivata su, però, troverò la stanza della Princi vuota. E comincerà la trafila delle telefonate quotidiane con mia madre, che per forza di cose non avranno contenuto allegro. E l'incubo di dover saltare in macchina in un momento qualsiasi del giorno o della notte perchè papà si è aggravato.

Quando in tutto questo ieri l'Uomo si è reso conto di aver smarrito il portafoglio, con tutti i documenti dentro, c'è stato un momento di vero abbattimento, qui.

"Perchè mi succede tutto questo? cos'ho fatto?" gemeva lui, e io, pratica: "Ma non hai fatto niente, sono quelle fasi di sfiga ciclonica, vengono e poi passano."

Sì, lo dico per consolare l'Uomo. Però il sette di gennaio io devo rientrare al lavoro dopo queste "vacanze" e contemporaneamente inizieranno i colloqui con servizi sociali & Co. per stabilire che ne facciamo del nostro progetto di affidamento della Princi, e questo significa che non esisterà mai un minuto di riposo, di pace, di silenzio mentale, tutte quelle cose che tanto agognavo per queste vacanze, dopo aver corso e fatto acrobazie per mesi: contavo sul serio che avrei recuperato energie.

Lamentarsi, ovviamente, è inutile.

Ma hai voglia parlare d'altro.





martedì 19 novembre 2013

The way


IL PROBLEMA

Tutto è cominciato con un sms.

Che ho letto di corsa mentre attraversavo un corridoio della scuola, ed a cui ho risposto tornando indietro per lo stesso corridoio, tant’è vero che la controrisposta che mi è arrivata l’ho scorsa velocemente, mentre ritornavo indietro lungo il corridoio ovest, e non me la ricordo assolutamente, perché come al solito qualcuno deve avermi parlato, e io devo aver dribblato altre due o tre persone mentre camminavo a passo di carica verso la sala prof.

Non so più cosa avevo scritto alla Frenci, ma lei mi ha risposto: “pensati come una donna che ha avuto un bambino, cosa le diresti di fare?” e io: “di riposarsi, e di fare le cose coi suoi tempi più che può… ma lei avrebbe il congedo maternità”.

E ANCH’IO LO AVREI.

Se solo mi avessero fatto firmare qualche foglio.

Invece, siccome non c’è niente di firmato, e i nostri nomi esistono solo in qualche relazione a Torino, che i giudici non hanno ancora visto, eccoci qua, a novembre, noto mese di merda per i docenti, che corriamo tutto il giorno, tutta la settimana, tutto il mese, senza più nemmeno levarci le scarpe tornati a casa, perché tanto poi dobbiamo uscire. Per la Princi e per tutto il resto.

Esemplifico. Questa settimana:

Lunedì, io: scuola - prendere Princi a scuola - spesa - pranzo - corso aggiornamento - casa cucinare - portare Princi in piscina - altro pezzo di spesa - portare Princi a recitazione - casa cena con Uomo - prendere Princi a recitazione - casa cena Princi. E avrei avuto un appuntamento a 40 km da Asti alle 19, ma è saltato.

Sempre lunedì, Uomo: portare Princi a scuola - scuola - casa pranzo lavoro su festival - Genova assemblea di condominio - rientro cena - lavoro su festival.

Domani: io scuola 3 ore prima dell’orario consueto e Uomo due. Pomeriggio io in ufficio e lui a Torino. Princi solo a cena.

Mercoledì: io scuola e gruppo lavoro di tre ore al pomeriggio e Fata Bionda. Princi scuola e psicologa a Torino, perciò treno, incrocio con l’Uomo che la porta a Torino, la riporta indietro, poi casa, poi piscina io e lei.

Giovedì: Uomo in radio, io e Princi a Genova.

Venerdì: provate a cagarmi il cazzo dopo la scuola e vi stermino la famiglia.

Sono settimane che andiamo avanti così e oltre al ciclo normale, lavoro casa spesa bucato mangiare lavarsi, ci incastriamo Genova, Torino, Milano, Casale, le visite mediche della Princi, le visite veterinarie del cane, i gruppi di lavoro, la commercialista, i progetti pomeridiani, le feste di compleanno degli amici della Princi, il cambio delle gomme per l‘inverno, una cena feriale fino alle due di notte (per carità, era una roba fighissima dell'Upper Hastiwood) e questo e quell‘altro.
 
Dopo l’sms della Frenci però io ho dato i primi segni di cedimento. Ho fatto un’influenza di stomaco senza mai fermarmi, e buttandoci pure dentro un bel fritto misto alla piemontese coi parenti. Che, arrivata all'amaretto fritto, sono andata sotto il tavolo a nascondermi tra le zampe affettuose di Gigantesco Mostro Bavoso N.3.

Più di recente, ho fatto un‘abbuffata di wafer al cacao come non ne facevo da quando avevo l‘età della Princi.

L’insonnia di notte, e la narcolessia sempre e ovunque di giorno.

Una strillata al telefono in mezzo a una corsia del supermercato.

Un paio di scoppi di pianto.

Litigate con chiunque.

E per finire, un attaccone di panico forza nove, di quelli in cui perdi ogni pudore, e ti aggrappi al marito ansimando hopaurastomalehopaurahopaurastomalestomaleaiutostomale,
e alla fine lui ti deve cambiare la maglietta come a un bambino, perché sei sudata come se avessi fatto la maratona di New York.

Eccoci qua.

Alla frutta.

E, sì, il congedo maternità ha il suo perché. Averlo e non averlo non sono la stessa cosa.

Che poi io correrei lo stesso tutto il giorno eh. Ma almeno i corsi di aggiornamento, almeno le riunioni extra, almeno le ore di progetto si potrebbero rimandare a tempi più leggeri. E magari non sarebbe necessario bruciarsi la mattina libera del martedì, per andare un pomeriggio ad accompagnare la Princi alla visita specialistica. 

E che dire dei due giorni per stare a Genova a farsi fare visita e occhiali dall’oculista e dall’ottico di fiducia, e intanto vedere i parenti e qualche amministratore, ma con calma.

E del dentista, dato che il prossimo dente che si rompe è per forza davanti, perché quelli dietro sono già sbriciolati.

Okay.

Ieri ho accettato il fatto che no, non sono una pessima madre, sono solo stanca. Morta.

L’ho detto alla Princi: “Mi spiace che in questo momento mi sembri tutto così faticoso. Passerà.”

Poi ho corso. Fino ad aver male dappertutto.

Non posso fermarmi, e non mi fermerò.


LA SOLUZIONE

Mi dispiace ripetermi, la soluzione è sempre la stessa. Un bel mavaffanculo.

Ieri: due ore di corso di aggiornamento talmente inutili e ritrite che avrei potuto io in tre minuti e mezzo riassumere quel che in novanta minuti ha detto il docente, e senza le sue pallosissime slide?
Ottimo, ho letto un capitolo del mio libro sulla cultura religiosa del Medioevo.

Stamattina dovevo lavarmi i capelli prima di occuparmi di tutta la tribù e oggi, invece che alle 12,30, devo entrare alle 09,50. Che non è bello, visto che uscirò comunque alle 16,45. E' suonata la sveglia alle sette?
Mi sono abbarbicata al cuscino e ho dormito altri dieci minuti sodi. Poi s'è svegliato il marito e, oh meraviglia, anche lui aveva sfanculato qualcuno: la sua vicepreside, che voleva mettergli due ore di supplenza dalle otto alle dieci, quando lui entrerebbe alle 9,45 il martedì. Iera era arrivato alle 21 da Genova, la richiesta di coprire la supplenza era arrivata alle 22, e lui con saggezza aveva risposto: "ma io domattina parto da Genova, non so a che ora arrivo". Così stamattina i venti minuti dopo la sua sveglia li abbiamo dedicati a sfanculare ulteriormente il resto del mondo in modo assai gradevole, tanto la Princi al mattino c'ha il sonno di un rinoceronte morto.

Dopodichè siamo andati a farci le rispettive docce, i rispettivi caffè e a svegliare la Princi. E io mi sono ficcata una pinza nei capelli ancora umidi, un cappotto sopra la tuta da ginnastica con cui avevo dormito e hop, portata la Princi a scuola, ora son di nuovo qua che mi asciugo i capelli con calma, e tento di ricordarmi chi fosse quella prima attrice troppo figa che, durante la maternità, s'era fatta beccare dai fotografi dei tabloid mentre, in pigiama e con la pinza nei capelli, andava a comprare il latte allo store. Natalie Portman? Katie Holmes? Aiutatemi.

Come in passato stava scritto accanto allo specchio del mio bagno, "ricorda: anche Julia Roberts OGNI TANTO è stanca e ha lo scazzo".

E ho deciso di prendere così ogni altro aspetto di queste tremende settimane, laddove sia possibile.

Vaffanculo is the way. Remember.





























sabato 16 novembre 2013

Anche i ricchi piangono



La Princi è nella mia vita dal 22 giugno e la mia vita è cambiata tantissimo. Decisamente in meglio.



Ma.



Io resto io. E non sono scema, le cose le vedo.



Abbiamo un sacco di problemi da risolvere, il primo è che il Chico Bimbominkia le continua a ronzare intorno e che lei da quando lui è rientrato nella sua vita non capisce più niente. Niente. Tipo che si fissa che vuole un permesso per vederlo e tu le dici no, a quell'ora e in quel posto no, e le proponi un'altra ora e un altro posto, e lei non capisce che le stai dando un'alternativa perchè è già partita in quarta.



E vuole discutere di questo a mezzanotte e quaranta.



E del cellulare, anche, vuole discutere, e lo vuole fare la sera che tu sei rientrata alle sette e devi ancora lavarti i capelli, asciugarli, cucinare, mangiare, darle da mangiare, vestirti truccarti uscire e essere a teatro alle nove per l'unica sera in cui esci con tuo marito. E ne ha discusso poche ore prima con il papà, solo che lei usa ancora la tecnica del divide et impera che funzionava bene con gli educatori della comunità. Che con noi non funziona. Ma siccome tu questa settimana non ti sei fermata un attimo e dai visibili segni di cedimento strutturale, ci riprova con te, e alza pure la voce.



E il secondo problema è che io sono alla frutta. E' il secondo weekend che ho un crollo verticale delle forze. La volta scorsa sono scappata in montagna da sola. Stavolta sono da sola qua e loro sono in montagna. E non è che fosse precisamente questo il piano di battaglia, quando abbiamo detto “facciamoci una famiglia”.

Per carità, domattina li raggiungo eh. Ma insomma.



Poi ci sono un sacco di altre cose, o forse dovrei dire di altre persone: la Princi di tre anni che deve essere coccolata, quella di sette che deve essere accompagnata al primo giorno di corso di nuoto, quella di sedici che non si rende conto di assumere un tono da far prudere le mani a un santo, quella di ventinove che ragiona in modo maturo sulle cose, quella di dieci che ride come una pazza, quella di cinque che “mamma ho fame”, quella di dodici che “non so cosa mi sta succedendo”.



E ci sono questi due quasi quarantenni che si arrabattano per starle dietro e non trattarla comq una seienne su cose che deve ormai gestire da sola, né come una ventenne su cose che non ha mai fatto prima e che la spaventano.



Okay ve lo dico, tanto ne sapete certamente qualcosa: è bellissima questa avventura, ma sono del tutto schiantata dalla fatica, e lo è anche l'Uomo, e in più, quando non siamo esauriti, siamo nostalgici e anche un po' rancorosi. Tipo “ti ricordi quella volta in Toscana che non ci siamo persi cercando il ristorante?”, tipo sforzarsi di non pensare a quando la domenica pomeriggio la passavamo a letto, tipo “tu non mi corteggi più” e tipo “tu sei sempre stanca”.



Non si dice che era meglio prima, che non vediamo l'ora di un dopo. Si dice solo che è molto difficile, delicato e faticoso adesso.



La sintesi sta nella frase che io ho detto stamattina asciugandomi le guance dopo abbondante pianto: “Io adesso non me la posso permettere mezza giornata in cui sto al buio perchè ho l'emicrania, perchè in quella mezza giornata devo esserci, essere operativa per mettere dei paletti, stabilire delle abitudini, evitare degli errori, e lo devo fare ORA perchè poi sarà troppo tardi”.



Insomma, quel che si passa normalmente coi figli, in varie fasi, direi. Ma concentrato in poche settimane, e con tutte queste figlie di età così diverse che ci girano per casa.



Poi va beh, grazie a Dio ci sono le sere del corso di nuoto.



C'è andato l'Uomo questa settimana, tanto io ero devastata da una massiccia perdita ematica che non ha per nulla aiutato a tenere botta durante le corse settimanali, e la sua reazione è stata uguale alla mia: passare quarantacinque minuti a palpitare d'orgoglio e non perdersi un gesto, mentre il nostro pesciolino color rame diventa inesorabilmente bravissimo. Nonché, aggiungerei, stare seduti quarantacinque minuti in un posto dove si sente rumore d'acqua, c'è abbastanza silenzio, non bisogna fare niente e non si possono usare i telefoni. All'incirca il paradiso.

venerdì 8 novembre 2013

Promemoria sempre utile

Poiché
non ho ancora capito cosa sono esattamente
poiché
sono stata un'amica nanofree per tanti anni e se continua così lo sarò per tutta la vita, dato che gli unici pannolini entrati nella mia vita con S. sono degli Obi super
poiché
sono stata quella che poteva uscire e decidere all'ultimo di non rientrare per cena, mentre le amiche erano in cucina a girare pappine per bimbi di varia taglia
poiché
sono stata quella che veniva invidiata per le sue vacanze al mare nanofree quando avrebbe tanto voluto devastarsi di smagliature e ragadi
poichè
non so assolutamente cosa pensino di me le mie amiche senza figli, con figli in età di pannolino, con figli in età di capriccio, con figli in età di primi compiti delle vacanze, ora che io sono alle prese con cose che loro devono ancora vedere tipo cellulari, lunghezza delle minigonne, ragazzi e sigarette,

ritengo sia in ogni caso bene divulgare una riflessione intelligente:
http://tiasmo.wordpress.com/2013/11/08/10-cose-che-prometto-di-non-fare-a-una-amica-senza-figli/#comments
...e soprattutto, leggete i commenti.


sabato 28 settembre 2013

Datemi un piano d'appoggio

Ve lo devo dire. Io credo che come zia avrei creduto di essere molto più presente, ma fino a un certo limite penso di non essere stata un’amica di merda per le mie conoscenze che sono diventate genitori negli ultimi nove anni (partiamo da Nipotina, che è la più “vecchia” tra i figli di amiche strette). Sicuramente avrò detto delle ingenuità, delle banalità o anche qualche cattiveria involontaria dettata dall’inesperienza, ma ho ascoltato molti sfoghi cercando di tenere presente che crescere un figlio comporta un dispendio di energie terrificante, molte preoccupazioni, tante domande su se stessi e sul resto del mondo. Ho cercato di non sottovalutare la stanchezza fisica accumulata dalle amiche nel corso di migliaia di notti in bianco, dato anche il fatto che tra i loro figli contiamo alcuni asmatici, diversi intolleranti a cibi vari e almeno due creature che non hanno dormito una notte intera per oltre un anno e mezzo, per motivi da accertare; quindi alcune mie amiche si sono sparate dei periodi molto lunghi di calvario, oltre alla normale trafila di influenza, varicella, bronchite, mal di pancino, tosse, vomitino, incubo, mamma ho paura, mamma ci sono i tuoni, mamma giochiamo? nel cuore della notte che ovviamente i genitori si sparano di default anche con il bambino più in forma e più dormiglione della storia. Ma perché dico ciò? No, perché adesso molti bimbi sono grandicelli. Nipotina, Coccodrillo, Orsetto, il Titti vanno già a scuola, laPulce e ilPulcino comunque sono cresciuti, e insomma la maggior parte delle mie amiche ha recuperato la capacità di rendersi presentabile con un normale correttore per le occhiaie, invece delle tre mani di stucco che ci volevano qualche anno fa. Inoltre hanno ripreso a fare sport, a uscire la sera, a mettersi i tacchi, insomma, sono rinate e avranno in parte dimenticato le faticacce del passato. Sono persone magnifiche, mi vogliono un bene dell’anima e sicuramente mi hanno perdonato le frasi idiote che posso aver detto. Ma vorrei che sapessero che sto attraversando quella fase in cui ogni divano – letto – poltrona – sedia – sedile – mensola - termosifone – stipite – nastro trasportatore del supermercato cui io mi possa appoggiare mi tenta irresistibilmente. Vorrei che sapessero che tra ieri e oggi ho rubato pisolini letteralmente ovunque tranne che a scuola e nello studio della commercialista (dove però mi sono seduta due minuti lungo la scala) e che ogni volta che ho messo le chiavi nella porta di una casa (ieri erano tre case diverse) ho fatto il calcolo di quanti minuti potevo spendere dormendo, quante cose potevo rimandare a dopo aver dormito e quante probabilità c’erano che suonasse il telefono mentre dormivo. E ogni singola volta ho pensato a loro e ho attribuito medaglie invisibili per tutto lo sbattimento a tutte le mamme (e per essere onesti anche a qualche papà) di cui ho seguito le vicende negli anni scorsi. Se penso che mia figlia si veste – lava – nutre – sposta – organizza anche da sola, e io sono completamente prosciugata lo stesso, mi viene voglia di chiamare ogni amica per chiederle scusa delle volte in cui non l’ho completamente capita. Ora scusatemi, ma l’Uomo e la Princi sono allo stadio, per cena ho già preparato e sono sola. Vado a letto.

lunedì 9 settembre 2013

Allucinante

E io che pensavo che il mal di stomaco che mi veniva quando litigavo con mia madre fosse senza paragoni.

E io che pensavo che non si potesse stare peggio di quando litighi con l'uomo della tua vita.

Beh okay.

Non avevo ancora mai dato uno schiaffo a mia figlia.

Non che prima io avessi una figlia che dava una sedia in faccia ad un'altra ragazza, e che poi mi risponde mentre io la sto sgridando e quando faccio per passarle l'Uomo al telefono dice "non me ne frega un cazzo di quel che mi vuole dire".

Che già ti sto facendo un mazzo così per quel che hai fatto. Poi ti sto mettendo in punizione e tu diventi pericolosamente reattiva perché ti levo il telefonino. Ma quando cerco di passarti l'Uomo che ti deve dire a sua volta che ti meriti la punizione, e tu fai così, benissimo allora io sono un genitore, sono SEMPRE stata un genitore, non ho dubbi su cosa farei come genitore, ho l'esperienza della genitorialità inscritta nel DNA dall'alba dell'universo, ho l'istinto di quando è ora dello scapaccione secco, e non potrei mai reagire diversamente che dandoti una sberla, neanche se questo significasse perderti per sempre e far timbrare sulla pratica di affido che siamo l'ultima famiglia sulla terra cui ti affiderebbero.

Perché questo è quello che io madre farei con qualunque dei miei figli e tu, anche se sulla carta non esiste ancora da nessuna parte, sei mia figlia e figlia dell'Uomo e non lo sei solo quando ti sveglio la mattina e tu sorridi, non lo sei solo quando ti addormenti sul divano tra me e lui, non lo sei solo quando parliamo dei tuoi cento milioni di amici e duecentosettanta miliardi di potenziali ragazzi. Lo sei a maggior ragione quando bisogna fermarti prima che tu faccia peggio. E la cosa tremenda non è stata lo schiaffo, perchè tu ormai mi conosci e sei perfettamente in grado di valutare cosa significa.

No, se io ora sono qui con questo mal di stomaco da campionato mondiale, e benedico l'esistenza di questo diario condiviso con altri, di questo spazio per scrivere e pensare, non è perchè tu hai fatto una cosa molto grave, non è perchè ti ho schiaffeggiato, non è perchè ultimamente sei un angelo sereno e gioioso con noi e una bestia quando ti riportiamo in comunità.

E' perchè Santa Maria degli Orfani ha detto che non dovevo levarti il cellulare e nemmeno mollarti una sberla.

O meglio. Non è esattamente questo che mi fa patire.

Quando Santa Maria ha capito che facendomi restituire il tuo telefono mi minava il terreno sotto i piedi, abbiamo trovato un compromesso. Te lo ridarò domani.

Nessuno pensa che qui sia una gara a chi è più severo, ma tutti siamo consapevoli che tu hai bisogno di paletti. E se esageri vanno bene anche i recinti elettrificati, eh, che i paletti una con il tuo pelo sullo stomaco pensa magari di poterli ignorare, mentre non si può.

Quanto allo schiaffo, lei ha specificato che parla da educatore e che sa che per un genitore è diverso. Ma ha parlato con te dicendoti fuori dai denti che ho sbagliato.

Io, come ho detto sopra, sono QUESTO tipo di genitore. Quindi non mi rimangio lo schiaffo e tu sai benissimo che se rifacessi questo tipo di scena ne prenderesti un altro, Santa Maria o non Santa Maria. Su questo non ho dubbi che io e te ci siamo capite benissimo. Pazienza se Santa Maria pensa che io abbia scavalcato il mio ruolo.

No, la cosa per cui sto veramente male ora, è un'altra, e sto di merda anche se con Santa Maria e anche con te ci siamo lasciate bene, anche se l'Uomo mi ha aspettato a casa per vedere come stavo e invece di sgridarmi mi è stato a sentire e mi ha dato ragione, e anche se ha detto che stasera non ti chiamerà perchè "non posso essere sempre quello che la consola, solo che se arrivo quando il mazzo se l'è già preso due volte non posso nemmeno rifargliene un altro" e questo mi è piaciuto moltissimo.


Il punto è un altro. Se qui legge qualcuno che ha affrontato l'esperienza dell'essere e non essere genitore al tempo stesso, durante le fasi di un affido o un'adozione, capirà. Se legge qualcuno che deve ancora passarci... non credo che si possa preparare a sufficienza a una sensazione del genere, ma per quel che vale è questa la mia esperienza: Santa Maria, commentando quel che è successo oggi, ha detto che noi per ora non abbiamo ancora il ruolo di genitori.

Ora.

Un mese fa, di fronte a una frase del genere, sarei stata zitta, avrei ingoiato e mi sarei fatta un pianto frustrato in qualche angolo di strada sotto gli alberi.

Oggi le ho detto la mia.

E la mia è questa: se io e l'Uomo andassimo e venissimo dalla comunità per portarti fuori, come facevamo all'inizio, sarebbe vero. Ma dopo tre settimane sotto lo stesso tetto in montagna, tre settimane in cui c'è stato di tutto, in cui abbiamo dovuto litigare, ti abbiamo messa in punizione, premiata, accompagnata, curata, coccolata, ascoltata parlare, tre settimane in cui hai anche visto una lite spaventosa tra noi due, tre settimane in cui abbiamo affrontato insieme un distacco terribile e improvviso da A. che nessuno di noi ha potuto salutare né consolare quando è stato portato via di peso dalla comunità, tre settimane così... No, adesso è tutto cambiato, è tutto diverso. E' tutto irreversibile.
Adesso sulla carta non c'è comunque ancora niente, ma a noi non serve più niente di scritto, perchè dentro il nostro destino c'è già segnato tutto.

Ho visto Santa Maria capire, mentre le parlavo.

Capire che, se anche ho sbagliato qualcosa oggi, se anche rispetto e tengo da conto la sua opinione di tecnico dell'educazione di ragazzi dalla storia difficile, ormai è tardi per dirmi chi devo essere, ormai non posso più prendere ordini da fuori. Perché, appunto, ormai LORO sono fuori, e DENTRO ci siamo noi tre.

E mentre penso a queste cose che ho espresso mi rendo conto che ho paura. Ho veramente, veramente paura. Perché se ci sono dentro così, se ci siamo dentro così, siamo veramente, veramente TANTO vulnerabili da parte di un tribunale, di un qualsiasi parente di S. che si faccia vivo di punto in bianco, di una psicologa o un altro membro del team che ci tratti secondo protocollo.

Questa paura è quella cui non potrei aiutare nessuno a prepararsi, nemmeno fornendo questo esempio, che a me sembra così chiaro, di come si stia a essere e non essere genitori di qualcuno. E' peggio di qualunque altra cosa, perchè non si può nemmeno fermarsi a rabbrividire, a vomitare, a piangere, la valanga è in moto e non solo non si ferma, ma accelera e aumenta di volume.






domenica 1 settembre 2013

Nottatine

Pensavo di regalare all'Uomo e a me stessa una collezione di t-shirt, felpe e maglie a maniche lunghe con la scritta
 
 
Siamo una
FAMIGLIA AFFIDATARIA:
di annoiarci abbiamo finito, mi sa
 
Abbiamo fatto la conoscenza di un pronto soccorso nuovo. Oltre che di diversi livelli di incazzatura, spavento, incredulità.
 
La Principessa proprio le sta mettendo sul piatto tutte per farci defecare sanguinando, se mi passate l'elegantissima espressione, del resto ho studiato nel miglior liceo classico della mia città natale, non posso non essere lessicalmente puntuale, vi pare?
 
L'altra sera, si è fatta venire una sincope. Ospedale di cittadina sconosciuta, l'imbarazzo di spiegare chi siamo e cosa ci facciamo lì, di dover attendere fuori, di nuovo puzza di vomito da lavare via dai capelli, come quella volta con A. (è un must, nella maternità? credevo succedesse solo con gli infanti dediti al rigurgito acrobatico, e invece...) e strade di campagna avanti e indietro , con tanto di nebbia, anabbagliante che non funziona, serbatoio in riserva spinta e cinghiale morto in mezzo alla carreggiata, fino alle 01,30. Minchia.
 
Il giorno dopo, misteriosamente, pur avendoci invocati al suo capezzale nel momento del bisogno, decide di non vederci. Io subodoro.
 
Poi ieri sera.
La voce completamente alterata dalla rabbia. Il pugno nel vetro della finestra, roba da tornare al pronto soccorso a gran velocità a farsi dare dei punti, ma lei no, lei se la cava con un graffio. Però la finestra è rotta, e non abbiamo ancora discusso con lei di quanto è CRETINO rischiare di svenarsi o recidersi un tendine picchiando un pugno nella finestra. Discorsi deliranti, simulazioni di malessere, i carabinieri con la voce grossa, atteggiamenti privi di qualsiasi senno, altri chilometri in collina nel cuore della notte per raggiungerla, e lei poi se la coniglia perché sa che se viene a casa da me l'aspetta una bella strigliata. L'Uomo, quando è tornato da Ca' di Lupo, dove era salito invano per prenderla, era FURIBONDO. Io ero così incazzata che fluttuavo placida nell'aere al di là della mia stessa incazzatura, insieme ad un certo numero di divinità irate della mitologia tibetana, quelle vestite con il gonnellino di teschi, avete presente?
 
 
 
Il punto non è che ha sedici anni. Il punto non è che i sedicenni facciano, pensino e dicano cazzate in modi che sembrano quasi surreali. Il punto non è che povera bambina ha avuto una vita tanto difficile. Il punto non è che la comunità non è il posto migliore del mondo per mantenere l'equilibrio mentale.  
 
Il punto che vorrei discutere qui con voi è la distanza. Perché se tua figlia fa una riga di cazzate come questa, ed è nella sua stanza bianca con il copriletto verde mela, la stanza di fianco alla tua, tu puoi fare le seguenti cose:
 
- parlarle
- gridarle
- abbracciarla
- tenerla ferma prima che si faccia male
- farle una tisana
- mollarle due ceffoni
- prenderle una mano
- mandarla a dormire senza cena
- darle cena a un'ora assurda, dopo che si è calmata
- rimboccarle le coperte
- darle le gocce calmanti
- controllare che dorma
- svegliarla
- parlarle
- gridarle
- abbracciarla
etc.
 
Se invece sei a casa, è notte e lei è a trentacinque chilometri di curve da te, insieme a
- alcuni ospiti della comunità che non c'entrano niente
- altri ospiti della comunità che invece hanno montato su la rivolta con lei
- educatori
- carabinieri
e tu non puoi fare altro che fartela passare al telefono (che lei peraltro tenta di riattaccarti in faccia - e sarà la prima e ultima volta che lo fa, poverina, bisogna passargliela, non ha mica ancora capito con chi ha a che fare, qua)
 
... allora capisci la distanza siderale che separa QUESTA esperienza di genitorialità dalle altre.
 
E ti senti proprio un po' male.
 
Stamattina molto presto mi sono svegliata da un brutto sogno e avevo l'Uomo addosso, accoccolato stretto dietro la mia schiena. Non saprei quando possa essere datata l'ultima volta che, nel sonno, ha cercato conforto nella mia presenza in questo modo. Mi sa che anche lui si sentiva proprio un po' male.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


venerdì 26 luglio 2013

Buoni motivi per toglierti da lì


Cara S.,

Qui è Mamma Castagna che scrive. Scrive per dire che adesso si sbatterà il più possibile per toglierti, al più presto e per il maggior numero possibile di giorni a settimana, dalla comunità.

Per svariati motivi.

Per esempio, che da oggi è arrivato il Chiquito. Fratello minore del Chico, con il quale tu hai avuto una difficile e tormentata storia quest’inverno. Sapendo che il Chico è uno che si procura, e procura agli altri, danni fisici non da poco, non so come sia il Chiquito, ma di certo dal panico con cui hai preso il suo arrivo non mi aspetto molto di buono: tu sei troppo agitata, e anche tendente al melodramma con i baldi giovani dai molti problemi che transitano per la Casa di Pony.

A proposito, mi si dice che tra qualche giorno torna anche A. Il quale non troverà più né la fidanzatina né il migliore amico, essendo entrambi definitivamente ritornati in famiglia.
E rientra in anticipo perché il suo progetto di passare l’estate con la madre, che già contrastava di brutto con il progetto dei servizi sociali di fargli passare l’estate con il padre, è andato miseramente ad infrangersi. E, come volevasi dimostrare, A. torna al mittente e, al suo rientro, non trova la fidanzata, non trova l’amico, non trova Santa Maria degli Orfani che è in ferie, in compenso trova che il suo amato prof di lettere e la moglie, che sarei io, non si occupano più di lui, ma di S.

In comunità, alla sola idea di gestire contemporaneamente A. e il piccolo di famiglia, che è uno veramente assurdo, erano già passati a rivedere i turni. Chissà ora che ad A. e al piccolo tifone si associa il Chiquito.

Tu intanto fai cose che non mi piacciono. Oggi eri in giro con la bella e disinibita Vassilissa e mi hai confessato di esserti fatta passare una canna, e no, alla prova dei fatti no, scopriamo che non sono tollerante con le canne, neanche un po’. Mi ripeto che è peggio una sbronza seria che due tiri di fumo, ma rimane il fatto che il fumo è illegale e che non va bene che ci sia gente che te ne passa, nella tua cerchia di amici. E chi sono costoro, poi. Fammeli un po’ conoscere, questi. Che li tengo fermi mentre l’Uomo gli rovina i denti a sassate.

Inoltre. Continui a parlare con ansia somma del prossimo incontro con le assistenti sociali, che peraltro la psicologa ti ha fissato per remare a favore del nostro progetto. Continui a dire che sei tesa, che hai paura e che dopo starai una merda e io, che devo ancora partire per la montagna, sono già lì che penso a quando tornare giù per evitarti la giornata no dopo aver incontrato le SS.

Poi. Tu vuoi vederci, per stare con noi, ma anche per andare in piscina e al mare e in montagna e conoscere Sanguedelmiosangue. Noi vogliamo vederti per staccarti un ceffone per la canna passare del tempo con te, verificare che tu non ti metta nei casini con alcun compagno di sventure troppo sciroccato, sondare la possibilità (o la necessità?) di occuparci anche di A., tenerti serena mentre cerchiamo di superare queste settimane infinite che pare ci separino dalla definizione di una qualche scelta del tribunale, cercare di darti una stabilità tale che tu possa anche studiare le due materie che avevi a filo di sufficienza, estorcerti i nomi dei baby spacciatori che ti passano il fumo e andare a scambiargli di posto le rotule con una mazza da hockey provare a stabilire qualche regola sulle tue uscite e frequentazioni, e, nel mio caso, smettere di stare chiusa in casa a persiane abbassate a flagellarmi e passare all’azione.


 

Loop time

Momento di loop.

Quelle giornate in cui i pensieri oscillano tra "No ma io non sono adatta, non ce la faccio" e "Beh dai, non sarà sempre così". Che, a quanto mi pare di capire, sono una costante nella vita dei genitori biologici.

Poi se sei un genitore non biologico le seghe mentali sono un po’ diverse.

E se non sei ancora un genitore non biologico, perché in fondo il tribunale non ha mica deciso niente? Per carità.

E se sei un non-ancora-genitore-non-biologico di adolescente? Ah ah, voglio ridere.

Poi noi non possiamo fare delle cose NORMALI, previste dalla legge e dal buon senso, etc etc. Per cui siamo non-ancora-genitori-non-biologici-di-DUE-adolescenti: di cui uno quasi sicuramente non lo rivedremo per mesi, salvo telefonata dei servizi sociali che ci chiederanno, da un giorno all’altro, di riprendercelo in carico quando sarà di nuovo nelle grane e avrà ricominciato ad avere comportamenti a rischio.

E la cosa malsanissima è che io me lo riprenderei eccome. L’Uomo un po’ meno. Io subito. Da cui orrendi sensi di colpa nei confronti di S. Che peraltro è il nostro tesoro, ed è una garanzia di poter fare delle cose quasi normali, per esempio dormire di notte anche se lei è nell’altra stanza, spostare un appuntamento o modificare un programma, mentre con A. era tutto uno stare all’erta, dormire con un occhio solo e sentirsi costantemente rimescolare gli organi interni. Poi io sono una masochista nata e a me tutto quel febbricitare piaceva, l’Uomo che è sano invece era dell’idea che fosse troppo gravoso.

Comunque, niente paura: anche con la piccola deliziosa principessa dalla pelle scura esistono giornate in cui è tutto troppo gravoso. Tipo oggi. Caldo, ciclo, niente marito, due animali su tre che stanno male (e la terza è una cicciona che non si lava), troppi chilometri già fatti e troppi ancora da fare, in questo mese in cui la domanda principale è "da dove comincio?". Cioè, se non fosse che a Scuolina Rosa ci saranno trentanove gradi, oggi avrei di gran lunga preferito scendere dal letto e andare a lavorare, perché almeno per metà della giornata avrei saputo l’ordine delle mie priorità. Così invece non so se mi sento in difetto per non avere ancora prelevato S. in comunità, per non aver ancora portato cane e gatto dal veterinario, per non aver evaso la solita pila gigantesca di posta e documenti da vedere, o per non aver cucinato niente di commestibile per pranzo.

Quindi. Oggi non funziono, oggi non c’è niente che va bene, oggi è una giornata di merda. E per fare solo un esempio di come ci si riduce in certi giorni, stamattina mentre guidavo, semistordita dal caldo, in città, mi facevo la seguente domanda: ma noi SIAMO genitori o FACCIAMO i genitori? E chiosavo: cioè, ma è peggio FARE i genitori quando non lo si E’ o ESSERE genitori quando non lo si FA? Poi ho capito che prendevo una bruttissima piega, della serie "MA CE SEI O CE FAI?" e l’istinto di sopravvivenza mi ha suggerito le seguenti strategie:

1) ma usa un po’ di sana autoironia, santiddio

e

2) prendi un altro caffè, buono, del bar, macchiato, con tanto zucchero di canna, e vedi di piantarla.

Messe in pratica entrambe.

In effetti va meglio. Mi sento sempre una merda inadeguata, mi manca sempre A. come se mi avessero strappato un rene senza anestesia, mi gira ancora la testa per il caldo, ma adesso credo che ce la farò a organizzare qualcosa con S. almeno per il pomeriggio, o, se vogliamo essere un po’ più realistici, per la sera. Il cane e il gatto andranno dal veterinario da soli, forse. O ci andranno domani mattina.

Sopravviveremo anche stavolta all’estate. Credo.

sabato 20 luglio 2013

Teenage horror stories


 

S. "Poi posso farmi un piercing? Santa Maria degli Orfanelli m'ha detto di chiedere il vostro parere. Volevo farmi il brillantino al naso..."

C. "Ecco... senti un attimo, Uomo?"

U. (dall' altra stanza) "Sto sentendo."

S. "Posso?"

U. (dall' altra stanza) "NO"

S. "Ma dai è bellissimo... Per favore?

C. "Guarda, io non sono talebana su queste cose. Ma se ti fai un buco in faccia l'Uomo ti romperà i coglioni tutti i santi giorni più volte al giorno, che gli fa schifo che ti sta malissimo etc etc."

S. (all'Uomo): "Davvero non vuoi?"

U. (dall' altra stanza) (silenzio)

S. "Davvero non posso? Eh? Dai!"

U. (dall' altra stanza) (silenzio)

S. "Uomo? Non vuoi che mi faccio il brillantino?"

U. (dall' altra stanza) "Uhm... fammici pensare? NO"

S. "Ma solo il brillantino... poi a diciotto anni mi faccio l'anello al labbro"

C. "NO L'ANELLO AL LABBRO NO"

U. (dall' altra stanza) "Uahahahah. NON. CI. PENSARE. NEMMENO"

S. "Maddaaaaaiiiii"

C. "Allora, il brillantino è bello, sono d'accordo. Ma il labbro sinceramente fa senso anche a me."

S. "E l'ombelico?"

U. (dall' altra stanza) "NO-OOO, ho detto NO"

C. "A me tra tante cose che una donna può farsi l'ombelico sembra il più bello, anche perchè quando non vuoi non lo mostri, non è un buco in faccia, ma sentimi bene S., se ti fai fare una cosa del genere andiamo in un negozio specializzato, e prima che qualcuno ti metta le mani addosso io ESIGO di vedere tutti i permessi sanitari e i controlli dell'igiene firmati..."

U. (dall' altra stanza) "Ho. Detto. Di. NO"

C. "...e comunque, l'Uomo non è d'accordo"

S. "Ma uffffffa."

(e vi risparmio la parte sui tatuaggi)

 

Più tardi nel pomeriggio (Uomo assente per commissioni):

S. "...poi a me un'altra trasmissione che piace tantissimo è il Grande Fratello, io da grande voglio assolutamente andarci!"

C. (con voce metallica) "S."

S. "Cosa c'è?"

C. "Guarda. No. Senti. Dunque. Fatti tutti i buchi in faccia che vuoi. Ma al Grande Fratello, tu, se vivi in questa casa, non ci andrai."