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martedì 25 novembre 2014

Io non ho (quasi più) paura


Il momento in cui ho capito di essere diventata fortissima è stato il giorno in cui ti hanno detto che il tribunale ha tolto la patria potestà ai tuoi genitori naturali.

Quel giorno hai pianto così disperatamente da spezzare il cuore a chiunque.

A noi lo avevano detto mezz'ora prima, in tua assenza. E avevamo tirato un sospiro di sollievo. Perchè per noi, togliere la potestà a loro è un'altra garanzia che non possano più farti del male, e che potrai restare con noi. Abbiamo guardato la data del provvedimento. Era stato emanato il giorno del nostro decimo anniversario di nozze. Ci ha fatto effetto. Erano anche passati 5 mesi esatti dal giorno in cui avevamo firmato per prenderti in affidamento.

Hai pianto con dei singhiozzi enormi. Ma stavolta, uscendo dall'incontro coi servizi sociali, hai pianto tra le mie braccia, e poi tra quelle dell'Uomo. Al ritorno, eri in auto con me. Abbiamo parlato cautamente, non volevo farti soffrire. Ma quando mi hai chiesto come l'avevamo presa noi, ti ho detto la verità. Mentre lo facevo, di colpo ho capito che ormai sono sicura al 1000% di cosa stiamo facendo, e di come lo stiamo facendo. Sicura e forte. E ho visto che hai capito anche tu. Hai sorriso.

Pochi giorni prima avevamo litigato e tu mi avevi insultata, spintonata, graffiata e mandata a fare in culo urlando. Mi avevi fatto spaventare, piangere e tremare. Avevi mollato un calcio al gatto. Avevi sputato dal terrazzo. Avevi fatto incazzare così tanto l'Uomo che alla fine persino lui ti aveva girato un manrovescio da staccarti la testa dal collo. Avevi dichiarato (e menomale che era solo una provocazione) che non saresti più andata a scuola, causandomi un dolore quasi fisico: perchè la tua scuola è il mio personale successo, io ci ho creduto contro tutti gli altri compreso l'Uomo, io ho insistito, io ho sposato la causa facendomi un culo negro dietro ai tuoi compiti, io ti ho prospettato le scelte possibili, io ti ho iscritta, io ti ho comprato i libri i quaderni lo zaino e tutto fino all'ultima matita, io ti ho sostenuta sempre nel tuo progetto. Tra mandarmi a fare in culo e dirmi che avresti lasciato la scuola c'era lo stesso divario che tra darmi un pizzicotto e aprirmi la pancia con una lama. Mi hai fatto male. Ci hai fatto male.  

Eppure quella sera, quando sei scoppiata in lacrime, noi eravamo lì per te. E io non avrei mai voluto essere altrove. Dirti con calma, cercando di non ferirti, che dal nostro punto di vista il decadimento della patria potestà era un passo avanti, era il mio modo di dirti che ormai posso farmi carico di ogni tuo dolore, anche quando lo manifesti nel modo sbagliato. Di dirti che noi comunque solo te vogliamo, e per sempre, e più sei una stronza patentata quando ti metti di traverso, più ci studiamo con ingegno come averti.

Quella stessa sera, parlando, ho provato a spiegarti come mi sento. Ti ho detto che quando una cagna allatta un gattino in mezzo ai suoi cuccioli, non puoi più spiegarglielo, che il gattino è di un'altra specie. Che a me non interessa da che gatto sei nata. Che hai preso il latte da me, adesso, e sei mia.
Mentre lo dicevo mi rendevo conto che non ci avevo mai pensato prima. E che non esisterà mai più un modo migliore di questo per spiegare come mi relaziono con la tua famiglia d'origine, e come ora tu fai parte della mia.



sabato 13 settembre 2014

24

24 sono le ore che mancano al primo giorno di scuola superiore vera della Princi.

E all'inizio della nostra seconda settimana di scuola.

24 ore.

E poi lei, a 17 anni, entrerà in prima superiore. Con in mano il diario e la biro per segnarsi tutto quel che c'è da sapere.

Ho paura.

domenica 3 agosto 2014

Briefing et cetera


Oltre ad essere manesca, fedifraga e ovviamente inesperta, sembro, e probabilmente sono, una madre deplorevole anche per il fatto che non racconto più niente da mesi, su questo blog.



Il che va ascritto però non solo al mio stato di grandissima agitazione interiore dovuto alla disastrosa primavera, ma anche al fatto che le cose tra noi e la Princi in ogni istante cambiano, evolvono, e contemporaneamente si radicano e si innervano nella quotidianità.



In questi mesi la Princi ha terminato il suo corso da parrucchiera, con buoni risultati. Si è fatta dare il benservito dalla sua datrice di lavoro dello stage, che a più riprese le aveva proposto di restare come apprendista. Ha a sua volta dato il benservito al Bimbominkia, e per ora, sebbene mi abbia parlato di enne alla miliardesima bei ragazzi interessanti, non sembra averlo sostituito con un altro titolare. E' uscita definitivamente dalla comunità. Vive da noi. Ha fatto l'animatrice dei più piccoli al centro estivo della parrocchia di Paesino a Punta. E' stata arruolata come animatrice (ma non è stata per nulla utile in tal senso) al campo estivo della parrocchia medesima, dove si è portata anche me, in veste di mamma ad interim di 90 minorenni. Infine è partita con noi per la montagna.



Non penso siano queste le cose che contano, però. Penso che quel che importa siano tutti quegli indimenticabili attimi di cui non ho scritto sul blog, sebbene mi traversasse il cervello, veloce come una stella cadente, il pensiero che avrei dovuto immortalarli.

O, ancor di più, tutte le abitudini che ora contraddistinguono la nostra vita.

E i lunghi discorsi che facciamo.



Non si raccontano facilmente queste cose.



Come potrei trasmettere il momento in cui l'ho vista alla stazione che mi aspettava, la sera del giorno in cui è morta la mia collega, e il mio spirito completamente stravolto dal dolore improvvisamente ha registrato che la sua presenza nel mio campo visivo era meravigliosa e consolante, persino in una giornata come quella?



Come si racconta l'abbraccio che ci siamo scambiate, senza fiato, così forte da farci male, con le unghie piantate nelle spalle, il giorno che ci hanno finalmente fatto firmare l'affidamento?



Come si dice in parole la sensazione che provo quando io penso una cosa e lei un attimo dopo apre la bocca e non solo la dice, ma usa le parole che avrei usato io o a volte addirittura azzecca definizioni ancora più calzanti?



L'altro giorno mi ha chiesto: “Ma io vorrei sapere: tu, quando ti chiedono com'è tua figlia, cosa dici?”

Io ho pensato un attimo. Non le ho detto la prima risposta che mi è venuta in mente: “che sei una tigre, come me”.

Le ho detto: “Che mi assomigli moltissimo.”

Poi ho precisato: “Di solito, per prima cosa dico che sei grande, che hai diciassette anni. Poi che sei bella. E dopo, che hai un caratterino, che mi assomigli più di quanto sia credibile. E che la parola tranquillità è uscita dal nostro vocabolario, da quando ci sei tu.”



L'Uomo la guarda con un misto di tenerezza per tutte le sue piccole vittorie e di fastidio per tutti i suoi piccoli fallimenti, è spesso teso, si vede il bene che le vuole, ma anche la fatica che fa. E' preoccupato. Ma si occupa di lei con un'attenzione enorme e per lei non è mai stanco.

Lei lo guarda come se vedesse la cosa più bella dell'universo. Pende dalle sue labbra. Ha imparato a non chiedere perchè ha l'umore che ha. Ha chiesto a me, varie volte. Ha preso per buone le mie risposte. Lo rispetta, molto più di quanto rispetti me.



Io e lei ci diamo per scontate, molto spesso. Posso ancora giocare qualche volta la carta “ehhh... la mamma vede!” e stupirla, dichiarando che “secondo me” ci sono delle cose che non ci dice, e poi azzeccandole al millimetro. Il che la lascia a bocca aperta.



Io non so se l'Uomo stia registrando quanto è cambiata dall'anno scorso, o se veda solo che non sa la tabellina dell'otto e che non si sa regolare coi soldi. Io vedo tantissimi passi avanti.



Lavoriamo con un impegno maniacale al suo ingresso nella nuova scuola, a settembre. Studiamo inglese, storia, italiano e matematica. Fa progressi minuscoli che per me sono enormi, per il solo fatto di essere quotidiani. Acquisisce sicurezza e lessico, amplia le sue vedute. Parla di andare a fare le vacanze studio in Inghilterra. Da quando siamo in montagna, si è fatta raccontare qualche volta cosa leggiamo noi. Ha chiesto cose di ogni tipo, complice il fatto di avere tutti tanto tempo a disposizione:

“Come lo prendono il sale dal mare?”

“Com'è fatta una seggiovia?”

“Chi è Giancarlo Giannini?”

“Quello è un cervo?”

“Quando è stata scritta questa storia? Ma è una storia vera?” (parlava di “Romeo e Giulietta” che le avevo appena raccontato)

Ma soprattutto, una volta al giorno, di sua spontanea volontà guarda un telegiornale e a volte lo commentiamo insieme. Questo non glielo ha proprio chiesto nessuno, nemmeno indirettamente. Eppure, di colpo, lo fa. Cerco di pensare quanti anni avevo io quando ho iniziato a seguire sistematicamente le notizie dal mondo e non solo i singoli flash. Forse avevo appunto la sua età.



E il fatto è che io ultimamente penso molto spesso “avevo appunto la sua età” quando lei fa o dice qualcosa, perchè sta, nel giro di poche settimane, bruciando tappe e raggiungendo traguardi che ricalcano i miei, i nostri.



Stasera l'ho portata a cena con Cavallino, la sorella grande di Cavallino e i loro rispettivi coniugi e figli. Età dei figli: sette Orsetto di Montagna, e dieci e tredici i due nipoti di Cavallino. Perciò il settenne e il decenne dopo un po' erano in braccio ai papà a giocare coi telefonini, mentre il tredicenne ascoltava rispettoso la conversazione delle mamme, e lei era coinvolta in questa, essendo appunto ormai una signorina. Cavallino, che mi conosce da venticinque anni e ha attraversato con me (o meglio, io ho attraversato a casa sua, delle sue sorelle e di sua mamma, professoressa di Lettere) appunto quell'età meravigliosa e tremenda dei diciassette, ricordava i nostri pomeriggi di studio. Il nipote tredicenne sta per iscriversi al classico nella nostra scuola e nella nostra sezione. La Princi parlava (anzi, rispondeva a domande! In mezzo a estranei!) della sua scelta della scuola superiore e intanto, discretamente, teneva d'occhio i due più piccoli e osservava di sottecchi il più grande, troppo bimbo per parlarci alla pari, troppo grande per trattarlo come gli altri due. E' stata una serata bellissima.






sabato 21 giugno 2014

E trecentosessantaquattro giorni dopo...


Non ho tempo e soprattutto non saprei da dove cominciare.

Nell'ultimo mese è successo di tutto.

Alcuni fatti erano assolutamente fuori programma, e tali da farci domandare a voce alta ma esattamente CHI cazzo sono io, COSA stiamo facendo, COME la mettiamo.
Tipo questo. Sul quale, per ora, non so che altro dire. Proprio non ho le parole. Nè i concetti.

Ma una cosa ve la dico. E' uscita, PER SEMPRE, dalla comunità. Oggi.
Vive da noi.

E domani è esattamente un anno da quando io l'ho incontrata per la prima volta.

E ve ne dico un'altra, meno importante ma per me significativa.Stasera le ho fatto la tinta e per la prima volta le ho lavato i capelli.

Di rado ho fatto qualcosa di altrettanto emozionante. Ho finito 10 minuti fa e ho il cuore in bocca.

domenica 18 maggio 2014

Forse l'abbiamo sfangata, dai


Vi direte, come fa una poi a sopravvivere all'ansia? A fare le cose normali delle giornate normali?

I segreti sono tre:

- domperidone a manetta (ma dipende che tipo siete: c'è anche chi preferisce il Maalox e chi l'omeprazolo)
- alcune fughe schizofreniche in mondi paralleli (in cui ho ventitre anni, peso diciotto chili di meno e sono al mare, con gli zoccoletti preferiti e un prendisole leggerissimo, che prendo un caffè al chiosco, e un ragazzo bellissimo con gli occhi color cioccolato fondente mi sorride dall'altra parte del bancone e io mi sento una dea / in cui ho ventitre anni e vado all'università in autobus in una tipica giornata genovese ventosa, con la borsa piena di libri e la testa piena di sogni e poesie / in cui ho ventitre anni e accetto una borsa di studio a Edimburgo, vado a vivere in una camera in affitto da una qualche Mrs. Ferguson o Murray a Greenbank Terrace, e non torno mai più)
- amici, amiche e un cugino a prova di bomba disponibili via sms, telefono, mail, chat e di persona a reggere le mie crisi

No, in realtà però me la sono anche un po' risolta, con una mossa strategica.

Lunedì scorso mi sono svegliata alle 3 punto 32. E non era affatto la prima volta nelle ultime settimane.
E siccome alle 5 punto 45 ero ancora sveglia, ho elaborato una litania di messaggi da mandare al Bimbominkia, pensando che l'unica cosa che poteva salvarci da un colpo di testa tremendo della Princi fosse che lui prendesse il timone della cosa e le ingiungesse di non metterlo/i nei pasticci.

Gli ho spiegato per filo e per segno le possibili conseguenze di una gravidanza, accidentale o voluta, a questo punto della vita della Princi, del suo percorso di affidamento e della sua situazione legale. Ho premuto invio. E ho guardato rotolare questi dadi che mettevano la vita di cinque persone, me mio marito mia figlia il suo ragazzo e un bambino, nelle mani di un sedicenne.

A metà mattina mi è arrivato un messaggio gentile e rassicurante del fanciullo, che però sostanzialmente non differiva molto dalle ultime cose che ci si era detti.

Però alle cinque e un quarto ho mandato la Princi, ingrugnita e selvatica come al solito, al suo appuntamento con il Bimbominkia, e alle sei e mezza l'ho ripresa, e lei è salita in macchina con un'altra faccia, con gli occhi lucidi e il sorriso stordito e felice, e mi ha detto:

“Ti saluta L. Mi ha fatto un discorsone, oggi!”

E così ho capito che avevo fatto bene a informarlo.

Lui l'ha seduta lì, le ha detto “scusa lo so che abbiamo solo un'ora per stare insieme, ma ti devo dire delle cose e sono molto importanti” e le ha spiegato in lungo e in largo perchè ora devono stare molto attenti, e che lui vuole stare tranquillo, e che vuole la sua parte di responsabilità ma ci tiene a fare le cose con calma e serenità in un clima di fiducia, etc etc.

Dopodichè è sembrato che ogni nube nel cielo della Princi si fosse completamente dissipata. Un'altra persona. Luminosa, riflessiva, calma.

Siamo rimasti esterrefatti. Gli amici hanno inneggiato al Bimbominkia. La psicologa ha applaudito. Io ho giurato a me stessa che quel ragazzetto potrà contare su di me in qualsiasi momento della sua vita e l'ho riempito di messaggini di ringraziamento, stima e affetto. Lui era contento e imbarazzato al tempo stesso. L'Uomo ha deciso che probabilmente lei stava pensando a fare un figlio per legare il fidanzatino, convinta nel profondo che lui non potesse sul serio volerle bene perchè nessuno vuole bene a una come lei, e che ora sia a sua volta sollevata e rasserenata. In generale, il sole è tornato a splendere nelle nostre vite. Poi le sono anche venute le mestruazioni, quindi a maggior ragione, il cielo era blu e le piante fiorivano.

L'Uomo è andato via in gita e al ritorno ha trovato, invece di una pazza tremante, una moglie calma. La Princi ha persino capito il teorema di Pitagora, in questi giorni che abbiamo passato io e lei.
Che dire. E' solo una delle tante battaglie e la guerra non è certo finita. Ma insomma. Per il momento forse l'emergenza è rientrata.

Poi oggi, con la scusa della scuola che sta per finire e delle prove di recupero da preparare, l'ho rapita per mezza domenica alla comunità. E me la sono veramente goduta.

Speriamo bene, dai.

lunedì 28 aprile 2014

Alcune conquiste


Ha gli occhiali, nuovi nuovi. Ci vede, finalmente.
"Avevi ragione, sugli alberi!" dice contenta, perchè io le avevo detto di guardarli, che finalmente non avrebbe visto "della roba verde", ma foglie, rametti, germogli, infiorescenze.
La prima sera che rientriamo a casa, dopo l'acquisto a Genova dal mio ottico di fiducia, la trovo che legge un romanzo. Legge la conclusione, perchè "non c'ho sbatti di leggerlo tutto, è lungo". Ma legge, con gli occhiali sul naso, sdraiata in letto, prima di dormire, come noi. E' talmente epocale, questa cosa, che la fotografo.

Guadagna qualche soldino per le ore che fa in più dalla sua datrice di lavoro dello stage.
I primi li spende per regalare un cappellino al Bimbominkia, a Natale.
I successivi per un cellulare (uozzap-compatibile) che noi le avevamo appena negato perchè non si gestiva nemmeno gli sms in modo decente. Il quarto telefonino in cinque mesi.
Poi spende ottanta euro di extensions, che si fa tingere e tagliare il giorno stesso, tagliare ancora più corte due giorni dopo, e infine progetta di levarle, anche perchè si è fatta (di nuovo) rasare i due lati della testa e ha questo ciuffo di capelli in mezzo al cranio, e grazie a Dio almeno ora non sono più frisés. Nè tinti di verde. Io quando la accarezzo e mi impiglio con un braccialetto, o quando le levo le mollette, le dico: "Questi capelli che sto tirando... sei tu o è una sconosciuta signora indiana?"
Poi l'altro giorno dice: "Mi servono dei pantaloni, dei leggings." E io: "Te ne ho appena comprate due paia". "Ma me ne servono altri." "Hai dei soldi tuoi? Vai in centro con il fidanzato, no? quindi scegliteli."
Torna con tre paia di leggings, carini, per quindici o sedici euro.
Provo a chiederle qua e là un euro, cinquanta centesimi, per contribuire alla spesa, quando mi manca la moneta. Contribuisce, tutta fiera.
Tre giorni dopo siamo in centro e decide di spendere i restanti liquidi per tre magliette (a tre per due, tredici euro e qualcosa), poi si fa tentare da un'altra maglia. Io prendo una camicetta. Alla cassa scopre che anche la quarta maglia è scontata; si gira, afferra la mia camicetta e paga anche quella per farmi un regalo.

Oggi vado a dormire mezz'oretta dopo pranzo, poi mi alzo e la trovo che si fa i compiti da sola. Ci dà dentro per un'ora e mezza. Senza fiatare, sul suo letto.
Io correggo le ricerche di geografia della mia terza, l'Uomo i temi della sua, e lei si compila un questionario intero sul marketing, che poi io le correggerò.

Cazzo, sembriamo veri.